Ultimi giorni d’estate con Alchemika. Il Festival di Teatro e Cirque Nouveau del centro di Perugia

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Data:

18 Settembre 2026

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Descrizione

A Perugia i giorni di fine estate sono rappresi di mosto e risonanti di tamburi nel pomeriggio del 12 settembre. Lo sbattere instancabile delle mani sugli strumenti più antichi sorprende il centro dalle mura impastate. La band di strada Anarchia Ritmica è la colpevole di questa rumorosa apparizione. Il nome evoca la stessa sensazione che ha l’ascoltatore trovandosi invischiato in questo gruppo colorato da magliette rosse, cappelli e collane sgargianti, capeggiato da due giocolieri, angelici sciacalli. Sembra di essere avvolti in un caotico rumore, tutto bussi e colpi secchi di materia, e invece quell’apparente insensatezza ha tutta la sua logica armonia interna con il suo direttore d’orchestra con gli occhiali da sole e i fiori in testa. 

Una parata rumorosa che ammalia tutti, bambini, vecchi, finti indifferenti. Provi a contenerti, a non farti inondare dal rumore, ma non riesci, ti prende. Qualcuno balla, tra tutti, la più giovane anziana ragazza. 

Un corteo che conduce nel pieno della dodicesima edizione di Alchemika, ospitata per il lungo fine settimana dall’11 al 13 settembre nel teatro di vicoli stretti e colorati della via forse più viva del centro storico. È via della Viola, la quale si apre e al contempo si nasconde agli occhi dei turisti più distratti e che contiene in queste tre giornate ancora più vita e arte, sempre grazie all’associazione culturale Fiorivano le viole con la direzione artistica affidata all’acrobata Walter Sumskas. 

Alla sua soglia, il manifesto del festival di Teatro di Strada e Cirque Nouveau e i banchetti del mercato artigianale. I suoi vicoli sono folti di gente, rumorosi di bambini, genitori, occhi curiosi e in attesa che il primo miracolo si compia. Alle 18 prendono il via tutti gli spettacoli, simultaneamente, quasi come una sacra rappresentazione, in un rito che nelle sue origini è ancora più antico delle strade medievali dove prende vita. Il carnevalesco nasce da Dioniso e da Saturno, è il loro ritmo ad averci portato qui, il loro odore invade tutte le strade del centro in questi giorni.  

Proprio nel seno del carnevale e del non-senso ha inizio lo spettacolo che spunta nella prima piazza. Un uomo su una sedia. Già vestito con calzamaglia e calzini a strisce. Le scarpe enormi. La faccia dipinta di bianco. Gli occhi scuri. Il naso rosso. Non ha bisogno d’altro, neanche delle parole, solo di pochi palloncini, del corpo, dello sguardo. I bambini lo circondano, ne sono attratti e spaventati, come gli adulti. Tutti ridono, fino al pianto. E che si facciano sentire, lo dice lo stesso clown Tomate, che con il suo accento argentino rivela di aver varcato le strade del mondo, certe volte senza averne nemmeno bisogno. Le ha affrontate in silenzio, poiché il corpo comunica più della parola, che pur di spiegare alle volte limita. 

Continuando a percorrere i vicoli stretti e animati nell’ultimo caldo perugino, si rivelano altri banchetti e altre voci, altre angeliche presenze che sempre con il loro terrigno accento latino richiamano intorno a loro capannelli di persone. Gente accaldata seduta a terra o in piedi, che si nasconde dal fresco inaspettato della serata settembrina in cui si intuisce la fine dell’estate, con la sua gioia ancora vagante, custodita proprio tra i vicoli grazie agli artisti.

Alla fine delle scale che portano a piazza San Giovanni dal Fosso, a sfidare corporea pesantezza e leggerezza del rigido equilibrio, c’è il clown moderno El Kote e poi Mencho Sosa con i suoi palloni da calcio tenuti in aria, inaspettatamente, e non più a terra. Poco più avanti, Gaby Corbo che, sulla storta piazza del Duca, balla il tango con le mani e le gambe dalle calze a rete e i tacchi neri, invece, a sfidare il cielo. Ricerca l’attimo perfetto nel caotico mutarsi delle forme, un istante di fissità corporea che rovescia nel suo ordine ogni ordine, ogni verso, a capo sotto e muscoli sopra. 

Poi, dopo il tango, Ciarlatanerie, lo spettacolo di Domenico Lannutti, questa volta direttamente dall’Italia. Mettendo insieme ricerca e arte, strada e studio, l’attore interpreta la figura del ciarlatano in chiave moderna, riesumata da secoli di false credenze e inganni. I ciarlatani erano coloro che riuscivano a garantirsi guadagni attraverso una raffinata arte della parola, un efferato uso di una ragione pratica, davanti a un mondo ancora incantato e stupito al quale vendevano falsi rimedi e incanti. Ma in quello che ci si trova ora davanti, fortemente dominato dal principio di realtà, poco effetto hanno le ciarlatanerie, se non esibendole in quanto tali, mettendo in scena la maschera nuda, che costituisce la realtà stessa e la sua falsa credibilità. Ciò spetta a una figura dal volto umoristico, che davanti al reale sa bene che l’unica cosa che resta da fare - come dice lui stesso - è riderne, con la faccia “grondante di sangue o di lagrime per il troppo ridere”, aggiungerebbe Pirandello, unico modo per comprenderlo davvero o non capirci niente affatto, il che è forse lo stesso.  

Via della Viola in questi tre giorni di settembre è diventata luogo privilegiato di un mondo alla rovescia che elimina ogni sacrosanta gerarchia e divisione, mettendo in strada teatro, cultura, musica, danza e ogni altra forma d’arte, in uno spazio pubblico che unisce bambini e adulti, i primi più abituati dei secondi alla leggerezza pesante e corporea del ridere. Alchemika anche quest’anno ha spezzato il ciclo, il ripetersi degli ultimi giorni di vacanza, un attimo prima che la magia finisca per riportare tutti alle loro consuete occupazioni. Ha regalato un ultimo momento di sospensione da quello che si dice essere il reale, nel punto esatto dove realtà e finzione, leggerezza e pesantezza, serio e comico si incontrano tra le colorate vie di Perugia. Lì sta la piena del flusso vitale che straripa e sconvolge tutto e fa naufragare tutte le forme che amiamo fissare, meno adulti di quanto pensiamo. Poiché è nella contraddizione, invece, il reale. 

Che l’appuntamento, allora, si ripeta, a ora insolita, nell’ultimo sole estivo, anche il prossimo anno, al prossimo giro, la prossima corsa. 

Jasmine Galietta 

A cura del MUG - Magazine Umbria Giovani
direttore responsabile Giovanni Dozzini

Ultimo aggiornamento: 18/09/2026, 12:51

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