Descrizione
Ci sono storie che attraversano i confini senza mai smettere davvero di appartenerci. Storie che parlano di guerre, migrazioni, identità sospese, ma anche di memoria, relazioni e possibilità di ricostruzione. E ci sono città che, proprio grazie alla loro natura aperta e stratificata, riescono più di altre a diventare luoghi di incontro tra queste traiettorie.
Perugia è una di queste città. E il 23 maggio lo sarà ancora di più. A partire dalle 17, la piazzetta di Omà Lounge Bar, in Via dei Priori 81, ospiterà MOZAIK Festival dell’EST – Narrazioni Ultraconfine, iniziativa promossa dall’associazione D.S.F. Diritti Solidarietà Futuro dedicata ai temi della memoria, delle migrazioni, dei conflitti e delle identità europee attraverso il linguaggio del giornalismo, della testimonianza diretta e del cinema documentario. L’ingresso sarà gratuito fino a esaurimento posti, ma il cuore del festival va ben oltre la dimensione dell’evento. MOZAIK nasce infatti come spazio di confronto capace di mettere al centro le storie che spesso restano ai margini del dibattito pubblico.
“Quando abbiamo pensato MOZAIK”, racconta Francesco Micillo, vicepresidente dell’associazione, “avevamo l’obiettivo di promuovere uno spazio di ascolto e confronto capace di attraversare confini geografici, culturali e linguistici, mettendo al centro le persone, le storie e le narrazioni che spesso restano ai margini del dibattito pubblico”, Una visione che si intreccia profondamente con l’identità stessa di Perugia. Città universitaria, crocevia internazionale, luogo in cui lingue, culture e percorsi differenti convivono e si contaminano quotidianamente. In questo senso, MOZAIK sembra inserirsi quasi naturalmente nel tessuto della città, alimentando e valorizzando quella dimensione di melting pot culturale che rende Perugia uno dei luoghi più interessanti del panorama umbro contemporaneo.
Il programma si aprirà con “Sarajevo ’96: identità post assedio”, dialogo dedicato alle trasformazioni sociali e culturali della Bosnia Erzegovina nel periodo successivo alla guerra, con gli interventi di Emanuela Costantini e Benedetta Merlino. A seguire, “Sguardi dall’est” porterà al centro una riflessione sul modo in cui oggi vengono raccontati i Paesi dell’Europa orientale e balcanica. Interverranno East Journal, Arbër Agalliu, R/EST Magazine con Simona H. Toci e Laboratorio Lapsus. Il confronto toccherà questioni sempre più centrali nel panorama mediatico contemporaneo: come evitare stereotipi e semplificazioni occidentali, quali storie rimangono escluse dal racconto mainstream e quale ruolo possa avere il giornalismo indipendente in contesti politici fragili o polarizzati. Sullo sfondo, una domanda decisiva: che spazio hanno oggi le nuove generazioni nella costruzione di narrazioni più giuste e consapevoli? Nel corso del pomeriggio verrà inoltre presentato il progetto europeo “Moj Dom”, dedicato alla diaspora ex jugoslava, tra raccolta di testimonianze, kit didattici per le scuole e una mostra fotografica ospitata alla Fabbrica del Vapore di Milano. Accanto ai panel e agli approfondimenti, ci sarà spazio anche per “Attraversamenti: persone dietro le storie”, momento di testimonianza dedicato alle esperienze personali di migrazione, attraversamento e ricostruzione identitaria. “A collegare i due momenti sarà una riflessione condivisa sul rapporto tra chi racconta le storie e chi le vive in prima persona”, spiega Sofia Cerù. “Come possono giornalisti, ricercatori e testimoni collaborare per costruire narrazioni più giuste, accurate e umane, rimane una delle nostre domande aperte e obiettivi di costruzione collettiva”.
Alle 19:30 è previsto un momento conviviale con aperitivo e musica, occasione informale di incontro tra pubblico, ospiti e partecipanti. La serata si concluderà alle 21 nella chiesa di San Valentino con la proiezione del documentario I diari di mio padre del regista bosniaco italiano Ado Hasanović, presente in sala per dialogare con il pubblico. Presentato nel 2024 al festival internazionale Visions du Réel, il film ricostruisce la memoria della guerra in Bosnia attraverso i diari e le immagini girate dal padre del regista durante il conflitto a Srebrenica. Un racconto intimo e potentissimo che intreccia memoria familiare e trauma collettivo, trasformando una vicenda personale in una riflessione universale sulla sopravvivenza, sull’eredità della guerra e sul rapporto tra padri e figli.
Preziosa anche la collaborazione con POPUP e Amnesty International nella costruzione dei pre-eventi dedicati ai temi dell’Europa orientale e dei diritti dei migranti, tra presentazioni di libri e momenti di approfondimento che hanno accompagnato il percorso verso il festival. In un tempo segnato da polarizzazioni, confini simbolici e narrazioni sempre più veloci, iniziative come MOZAIK Festival dell’EST – Narrazioni Ultraconfine provano a rallentare lo sguardo. Non per semplificare la complessità, ma per attraversarla insieme.
Chiara Scialdone





