Descrizione
Quando Pier Paolo Pasolini viene assassinato all'Idroscalo di Ostia il 2 novembre 1975, stava lavorando a un nuovo romanzo. Un romanzo atipico, ibrido ed estremamente complesso che si chiama Petrolio. Una delle ultime opere di un autore che, è quasi superfluo evidenziarlo, ha stravolto, grazie alla sua versatilità e al suo acume intellettuale, la scena culturale novecentesca italiana ed europea. La scrittura tagliente, l'occhio analitico e le detonanti opinioni – l'analisi sulla 'mutazione antropologica' in Italia, su tutte – lo consacrano nel pantheon degli artisti più citati e controversi.
Di questo e molto altro ancora si è parlato nella conferenza tenutasi venerdì 15 maggio presso l'Aula IV della facoltà di Lettere, in Piazza Morlacchi. L'incontro, ospitato dall'Università degli Studi di Perugia e organizzato da Carlo Pulsoni – professore ordinario di Filologia romanza –, ha visto come protagoniste la studiosa e filologa Maria Careri e la cugina e curatrice dell'opera di Pasolini Graziella Chiarcossi.
“Testo non finito e testo inedito” il titolo dell'evento, visto il taglio filologico e metodologico che si è voluto offrire agli studenti i quali sono accorsi, com'era facile prevedere, in numero massiccio. Le ospiti si sono soffermate su due opere: Ragazzi di vita, con particolare attenzione alla nuova edizione uscita per Garzanti nel 2025, e Petrolio, rimasto incompiuto e pubblicato postumo per la prima volta nel 1992 da Einaudi e poi riedito nel 2022 sempre da Garzanti.
Maria Careri ha curato, con la collaborazione di Graziella Chiarcossi, tutte e tre le versioni in questione. Insieme hanno ricostruito il metodo filologico che ha portato alla realizzazione di questi testi, per l'appunto inediti e non finiti, come recita il titolo. Partendo da Ragazzi di Vita – il romanzo con cui Pasolini ha rivelato la miseria del sottoproletariato romano nel dopoguerra –, Careri ha raccontato come la prima edizione, che ha visto la luce nel 1955, soffrì di una travagliata storia editoriale. Il poeta bolognese fu infatti costretto, sotto richiesta dell'editore Garzanti, a smussare l'opera a causa del suo linguaggio scurrile e dei numerosi episodi scabrosi.
Da qui la volontà di offrire e rendere fruibile al lettore odierno un nuovo volume che contenesse il dattiloscritto originale redatto da Pasolini. Attraverso numerosi esempi, Careri ha mostrato come hanno operato per ricostruire il testo originale: una copia carbone – conservata oggi presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma – e una prima prova di stampa appartenuta a Carlo Emilio Gadda – conservata presso la Biblioteca Teatrale SIAE – i manoscritti che hanno permesso di portare a termine questo lavoro.
Diverso, e più tortuoso, il processo che ha consegnato nelle nostre mani Petrolio.
Careri e Chiarcossi hanno sottolineato le difficoltà di dare alla stampa un libro non finito di oltre quattrocento pagine, rispettandone lo stato in cui Pasolini lo aveva lasciato. Per questo motivo, tutte le correzioni volute dall'autore sono state inserite nella versione del 1992. Invece, dietro alla nuova pubblicazione del 2022 c'è un lavoro differente a cui ha preso parte anche lo scrittore, saggista e critico letterario Walter Siti. La scelta più forte, ha spiegato Careri, è stata quella di inserire le parti cancellate, assieme a un taccuino di appunti ritrovato da Chiarcossi e una fotocopia datata 1974 che contiene alcune informazioni sull'opera. Da non dimenticare l'aggiunta degli appunti a penna, riprodotti nel testo a stampa in bianco e nero. Su queste decisioni un ruolo decisivo lo ha ricoperto la stessa Chiarcossi, guardiana della memoria storica del cugino, il quale – come dimostra il modo con cui conservava avidamente e schematicamente i suoi materiali – aveva a sua volta consapevolezza filologica dei livelli del suo lavoro.
Careri ha arricchito il suo intervento con una riflessione sulla natura meticcia di Petrolio, un romanzo che in realtà non è un romanzo convenzionale, ma un esperimento in più dimensioni, ricco di appunti sconnessi inframezzati da una trama di sottofondo. Probabilmente l'idea di Pasolini, ha aggiunto la filologa, era quella di scrivere un libro a strati che l'edizione a stampa, purtroppo, appiattisce. Non sapremo mai come lui avrebbe voluto vedere il manoscritto definitivo, un'ingiustizia sopraggiunta in seguito al ritrovamento del suo corpo massacrato su una spiaggia incolta della periferia della Capitale.
Tra le domande degli studenti che hanno suggellato la conferenza, una in particolare ha suscitato un vivace dibattito: come Ragazzi di vita parla, oggi, a noi giovani. La risposta della Careri – definita da lei stessa triste – è che i ragazzi della nostra generazione riescono a capire la negatività, la solitudine, la difficoltà nei rapporti e l'indigenza che invadono i ragazzi delle borgate romane protagonisti del testo pasoliniano. Chiarcossi, d'altro canto, ha insistito sull'importanza del fattore dialettico e su quanto sia variato il colore linguistico in questi decenni. Tutti spunti per avvalorare un evento che, al di là della componente filologica e metodologica, ha riportato all'attenzione degli studenti due grandi opere, sospese nel limbo dell'inedito e dell'incompiutezza, ancora capaci di interrogare e scandagliare il presente.
Gioele Tartocchi





