Descrizione
È sabato e sono circa le 21 quando varco i cancelli di un luogo che, solitamente, trasuda sport da tutti i pori. Oggi, però, si respira un'aria diversa, impregnata da un'energia diversa. Ci sono già pimpanti giovani che sciamano in tutte le direzioni. Molti ragazzi hanno i capelli lunghi, indossano camicie smanicate, canotte e scarpe larghe, con borchie ciondolanti attaccate ai jeans. Molte ragazze sono vestite di nero, alcune hanno lunghe calze a rete, stivali alti e capelli tinti. Il primo gruppo ha già iniziato a suonare sul palco montato vicino al canestro da basket, con sullo sfondo la tensostruttura del campo da padel e una luna abbagliante. Alla mia sinistra si trovano gli stand che vendono gadget, alimenti e bevande e una piccola pesca artigianale.
La seconda edizione del San Martino Music Fest si è svolta al Green Park, a poche centinaia di metri dal cuore di San Martino in Campo, dietro la storica dimora Posta Donini. Due giorni, venerdì 28 e sabato 29, per quest’evento organizzato da un gruppo di giovani del territorio, tutti tra i quindici e i diciannove anni. Il festival è ormai già un punto di riferimento per la musica indipendente umbra.
La giornata di venerdì è stata interamente dedicata al metal, e ha visto esibirsi gli Hybris, i Nepenthe, i Dry Bones, i Khaos Kult, gli Imperium e i Narusnijce. Sabato, invece, il rock/punk, impreziosito da contaminazioni screamo con tendenze post-hardcore ed emo-core, ha fatto da padrone. Tra la line-up della calda serata figuravano i Bassa Pressione, le Termiti, i Death Stranding, i Prototipo, i Fotià, gli Andromeda e gli Infectation.
I ragazzi dell'organizzazione hanno gestito, insieme al supporto della Pro Loco di San Martino in Campo, ogni aspetto del festival, dalla logistica al contatto con tecnici e fonici fino alla direzione artistica e grafica. È una musica difficile da incasellare quella che viene proposta dalle band. Si susseguono cover note e brani inediti dai suoni contorti ed estremamente potenti, dove i piatti della batteria esplodono accompagnati dagli strumenti a corda. Il ritmo, spesso, accelera e divampa e rimbomba nelle casse sospinto dalle grida tipiche dell'hardcore punk e dello screamo. Mi colpisce la dimensione corporale del pubblico che si trova di fronte al palco. Ondeggia attraverso movimenti ripetitivi, quasi codificati, partendo dalla testa che oscilla avanti e indietro insieme al resto del busto per passare a una sorta di corsa forsennata da fermi con le gambe che impennano all'indietro. E poi il famoso pogo, un ballo disordinato scandito da vigorosi salti per urtarsi a vicenda ma senza l'intenzione di fare del male.
Nel confusionario viavai della festa, riesco a scambiare qualche parola con dei musicisti. Lorenzo, Francesco e Alessandro – sorridenti, disponibili e, dal modo in cui scuotono le gambe, impazienti di performare – hanno dato vita ai Bassa Pressione. Suonano insieme da poco più di un anno, vivono nella Media Valle del Tevere e si sono conosciuti scambiandosi musica. Fanno principalmente post-hardcore con delle influenze screamo ed emo urlato, ispirandosi a modelli sia statunitensi che italiani. Lorenzo suona la chitarra, Alessandro la batteria e Francesco il basso; tutti e tre cantano. La loro formazione musicale è eterogenea, ma hanno trovato in questa esplosione sonora il collante e punto d'incontro. Mi raccontano che tali generi hanno un pubblico focoso e appassionato che si rispecchia in quelle vibrazioni e in quei testi che, attraverso un'energia straripante, sprigionano dissenso e rabbia soprattutto in termini di relazioni personali, sempre più fratturate e complicate.
San Martino Music Fest è musica ma molto altro ancora. Curiosando tra gli stand, osservo con attenzione i lavori di Iskra Pyrography Studio, tra cui spillette e pirografie che sono un connubio di rivoluzione, trasformazione artistica e lotta per la libertà. Poco più avanti, intasco un paio di sticker e sfoglio gli album che contengono il prezioso portfolio di snailtattoo. Infine, attaccati alla verdognola rete metallica, fotografo i disegni di Chiara ed Elia Bagagli raffiguranti, ad esempio, Kill Bill, Johnny Stecchino e il cantautore statunitense Elliott Smith.
Il piccolo borgo della periferia perugina si conferma, dunque, luogo pronto ad assecondare la freschezza e la partecipazione giovanile. Due giornate in cui tanti ragazzi si sono racchiusi in uno scrigno dalle tinte dark e dalle chitarre dissonanti, immersi in un clima underground che ha fatto emergere un cupo romanticismo e un senso di inadeguatezza contro una società che, distante solo poche centinaia di metri, probabilmente non li rappresenta.
Gioele Tartocchi





