Descrizione
Di occupazione giovanile parla spesso chi giovane non è. Chi lo è dovrebbe sentirsi obbligato a parlarne e a farsi portatore anche delle opinioni di tutti quei giovani che sono stati costretti a dover scegliere fra la proprio terra e il proprio futuro, e hanno scelto il secondo. Tutti noi ventenni conosciamo molti che si sono trovati a fare questa scelta, se non siamo stati noi in prima persona a compierla. Lo dobbiamo a noi stessi.
Ma qual è la situazione dell’occupazione dei giovani in Umbria? Gli ultimi dati 2024 ci dicono che la disoccupazione giovanile, cioè di tutti quelli compresi fra i 15 e di 29 anni, è scesa dal 17% di prima della pandemia di Covid al 12,4% nel 2024. Allo stesso modo la percentuale di NEET, ovvero di giovani fra i 15 e i 29 anni che non studiano né lavorano, è scesa dal 15% prima della pandemia al 10,5% della popolazione giovanile del 2024. Per entrambi gli indicatori il dato umbro è migliore sia del dato riguardante la zona centrale dell’Italia, sia della media nazionale.
Tuttavia se si tiene conto dell’invecchiamento della popolazione e dell’indice di invecchiamento ci si avvicina maggiormente alla complessità del fenomeno. Negli anni trascorsi fra il 2019 ed il 2024 l’incidenza degli ultra 65enni in Umbria è cresciuta passando dal 25,6 al 27%, allo stesso modo i giovani fra gli 0 e i 14 anni sono passati dal rappresentare il 12,5% della popolazione all’11,3%. Questo vuol dire che oggi in Umbria per ogni bambino ci sono 2,4 anziani. E se si unisce il fatto che l’Umbria presenta, secondo l’ISTAT, un indice di invecchiamento della popolazione di 238 punti contro i 200 della media nazionale, si ottiene plasticamente l’immagine di una regione più vecchia della media di un Paese già tra i più vecchi al mondo.
Il quadro che emerge è di una popolazione in cui i giovani sono una esigua minoranza, ed è per questo che essendo in pochi, vengono assunti dalle aziende in maniera maggiore rispetto alle altre regioni d’Italia.
Aggiungiamo un altro paio di dati al nostro discorso, perché la complessità non deve spaventare chi si trova in una situazione complessa. Negli anni che vanno dal 2013 al 2023 sono emigrati verso l’estero 4.315 umbri, di cui 2.672 avevano un’età compresa fra i 25 e i 39 anni. Nello stesso periodo 1.695 sono tornati, per un saldo negativo di 2.470. Sono i numeri della “Fuga dei Cervelli”, in quanto tengono conto solo di persone con un certificato d’istruzione terziaria, una laurea. Osservando più da vicino emerge come ci sia una progressione anno per anno, e che il fenomeno sia in crescita. L’unico anno in controtendenza è il 2021, gli studiosi ci dicono sia stato a causa della pandemia di Covid e della speranza rappresentata dal PNRR che ha mosso un gran numero di persone al rientro.
Il nostro quadro si arricchisce quindi di elementi. In una regione in cui i giovani sono una minoranza esigua, trovano maggiormente lavoro in quanto pochi. E anche fra quei pochi, i maggiormente istruiti tendono ad abbandonare la Regione e il Paese in cerca di maggiori opportunità, ma sono ben felici di tornare alla minima speranza che gli viene data di potersi costruire un futuro qui.
Ma come mai il sistema regionale non è in grado di assicurare un’occupazione di qualità, perdendo tanta parte della forza lavoro maggiormente qualificata e innovativa? Le analisi dell’AUR, Agenzia Umbra Ricerche che si occupa generalmente di argomenti socio-economici nella regione, ci suggeriscono una possibile soluzione: le aziende non sono abbastanza competitive, e questo a causa di una molteplicità di fattori, fra cui la loro dimensione, la loro capacità d’innovare, la loro connessione fisica e digitale con il mondo. Tuttavia non bisogna limitarci a osservare il presente, se si guarda al passato si nota come il sistema produttivo umbro, negli anni che vanno dal 2019 al 2023, sia stato capace di far crescere il proprio export di oltre il 25%, passando da 4,3 miliardi di euro a 5,6 miliardi in merci e servizi venduti all’estero. Gli esperti sono concordi nell’attribuzione di questo miglioramento a un aumento della produttività e della competitività. E questa crescita sembra continuare anche quest’anno, con una crescita dell’export che nel primo trimestre segnava una crescita del 7,9% secondo dati Istat.
Il rafforzamento delle imprese umbre e la crescita della loro capacità di export nei mercati globali comporta e comporterà sempre di più una maggiore richiesta di lavoratori capaci, elastici e formati. Una maggiore offerta di lavoro ad alta qualifica potrebbe iniziare a rallentare l’esodo di giovani che l’Umbria sta sperimentando e magari, unito a una seria politica regionale sull’occupazione giovanile, fornire quella speranza per il futuro che si è dimostrate determinante nelle scelte di rientro dei giovani a casa. Vedremo.
Lorenzo Malagigi





