Descrizione
Il disagio psicologico tra bambini e adolescenti si manifesta sempre più precocemente. Basti pensare che negli ultimi quindici anni, le richieste di consulenza in uno degli ospedali pediatrici d’eccellenza italiani - il Bambin Gesù di Roma - sono aumentate del 500 per cento, passando da circa 230 a oltre mille e seicento all’anno. Si tratta di un dato che richiama l’urgenza di interrogarsi sulle condizioni in cui crescono i giovani e sugli strumenti per affrontare le difficoltà. Tra i principali fattori di rischio - tra gli adolescenti - figurano le dipendenze da sostanze, il gioco d’azzardo ma in prima battuta - come ormai è noto - si colloca il rapporto problematico con il digitale, con particolare attenzione al tempo trascorso online e alla sua relazione con ansia e depressione. Durante la terza edizione del Festival sulla salute mentale dal titolo Perugia Serenamente, promosso dall’associazione Una mente per amica aps con il supporto dell’Università degli Studi di Perugia, si è parlato di identità frammentata come della difficoltà di riconoscere e ricomporre le diverse dimensioni della propria esperienza.
L’appuntamento era al Teatro Pavone di Perugia davanti a una platea di studenti di Medicina e Psicologia - coloro che andranno a lavorare direttamente con i giovani pazienti - e poi è stato portato nelle case della nostra regione, trasmesso da Umbriatv durante il talk show del giovedì di InUmbria.
Al centro, quindi, il dibattito sulla salute mentale, sui cambiamenti della società contemporanea e il loro impatto sul benessere psicologico, con uno sguardo all’identità, alla vulnerabilità e al ruolo dei contesti educativi, attraverso il dialogo tra psichiatria, psicologia, sociologia, servizi sociosanitari e istituzioni. Quindi, un approccio multidisciplinare con diversi esperti: il professor Alfonso Tortorella, direttore della cattedra di Psichiatria dell’Università degli Studi di Perugia e presidente del Comitato scientifico di Una mente per amica; il professor Stefano Vicari, direttore dell’Unità complessa di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza dell’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma; Claudia Mazzeschi, delegata del rettore e coordinatrice del corso di laurea magistrale in Psicologia dell’Università degli Studi di Perugia; Ambrogio Santambrogio, professore ordinario di Sociologia; e Daniela Donetti, direttrice della Direzione regionale Salute e Welfare della Regione Umbria.
Il festival - e nello specifico l’incontro in questione - ha cercato di offrire strumenti di conoscenza e sensibilizzazione con un focus sulla prevenzione, spostandolo così dall’intervento sulla crisi. Il professor Vicari ha evidenziato il ruolo protettivo della famiglia e della scuola. Investire nelle relazioni educative, nello sport e nelle attività culturali significa offrire ai giovani occasioni di incontro e appartenenza, contrastando isolamento e solitudine. “Fondamentale - ha sottolineato - è la qualità delle relazioni: famiglia e scuola devono essere luoghi in cui i ragazzi si sentano ascoltati e accolti, senza che la fragilità diventi motivo di esclusione”. Filo conduttore del talk è stato quindi la costruzione di una cultura della salute mentale fondata non solo su prevenzione ma anche educazione e relazioni. “Una responsabilità condivisa da professionisti, istituzioni e comunità, nella quale poter contare su qualcuno che ascolta, accoglie e si prende cura può fare la differenza”, ha ancora sottolineato Vicari. Il festival è proseguito poi con incontri dedicati alla psichiatria, alla psicologia e alle scienze sociali, per approfondire lo sviluppo dell’identità e le possibilità di ritrovare equilibrio e integrazione. Perugia Serenamente ha dedicato anche un spazio alla cultura e all’arte che sono nutrimento per lo spirito e fonte di benessere per l’individuo: sempre al Teatro Pavone è andato in scena Deep Town, per la regia di Riccardo Tordoni e la drammaturgia di Simona Bianchi. Uno spettacolo realizzato dai ragazzi del gruppo CoroAperto all’interno del Progetto Marozia, percorso triennale di teatro corale intergenerazionale promosso dal Comune di Gubbio e dall’Associazione Settimana del Libro. Un percorso di cultura e cura che ha dato voce ai giovani e ha incarnato l’identità frammentata intrecciando il mito di Edipo con temi come pandemie, dipendenze, rapporti familiari, telefonini e dolore.
Arianna Sorrentino
A cura del MUG - Magazine Umbria Giovani
direttore responsabile Giovanni Dozzini





