Descrizione
Dal 22 al 28 settembre si è tenuta la terza edizione di Castiglione del Cinema, un festival nato nel 2023 a Castiglione del lago. Sono stati proiettati cortometraggi, lungometraggi, ci sono stati incontri con gli autori, masterclass e talk con professionisti e tanto altro.
Partecipando al festival in prima persona, mi sono posta delle domande e ho iniziato a pensare a come parlare del festival ma senza parlarne davvero, a cosa può davvero interessare a un pubblico che non è stato presente. La risposta che mi sono data non è stata di descrivere l’evento punto per punto ma anzi, di parlarne nel modo più generale possibile per capire cosa c’è dietro e per dare un senso a un evento culturale che non è solo “andare a vedere un film”. Il cinema oggi è una delle forme d’arte più diffuse e amate ma il cinema non è solo quello che diventa famoso, che noi conosciamo, e non comprende solo i film che finiscono al cinema. I festival riescono a riempire questi vuoti e danno giustizia anche a coloro che non rientrano nelle classifiche popolari.
Perché fare festival del cinema?
I festival permettono di dar visibilità anche a opere prime, cortometraggi, lungometraggi, lavori indipendenti, fatti da persone alle prime armi o anche da studenti. Permettono a loro di vedere i propri progetti sul grande schermo e veder riconosciuto l’enorme lavoro che c’è dietro; e permettono a noi di conoscere un lato del cinema diverso, più variegato, più vero, più vicino. Possiamo scoprire nuovi volti poco conosciuti, forse, ma non meno capaci; nuove realtà anche internazionali, nuove idee e nuovi stili, nuove storie. I festival del cinema portano novità e innovazione, danno speranza a chi ama il cinema in tutte le sue forme, a chi non si accontenta della tradizione o del popolare, a chi è alla continua ricerca dell'insolito, dello sconosciuto, dell'originale, dell’unico che possa arricchirlo ed emozionarlo in un modo mai provato prima.
Andrea Zuliani, il direttore artistico di Castiglione del Cinema, ha condiviso con noi del MUG la sua idea di festival. “Sono appuntamenti fissi molto utili sia per gli addetti ai lavori che per il pubblico”, dice. “Prima di iniziare a lavorare in quest’ambito andavo spesso al cinema e a volte guardavo anche due o tre film di fila. Pensavo che i festival fossero soprattutto per chi ci lavora e ne fa parte, poi nel periodo universitario c’è stata la prima edizione della Festa del Cinema di Roma e lì ho capito che avere la possibilità di vedere tanti film inediti, in lingua originale, assistere a incontri con gli autori e gli attori, tutto ciò in una manciata di giorni, è un po’ come chiudere un ragazzino in un negozio di giocattoli per una settimana e lasciargli fare quello che vuole. I festival permettono anche di conoscere persone appassionate, parlare di progetti personali e farsi amici. Molte delle mie amicizie, anche amicizie strette, sono nate proprio così”.
L’esperienza dei festival, però, non è sempre positiva. Come in qualsiasi evento collettivo, ci si può facilmente lasciar prendere da ansie, competizione, invidia, ostentazione e una volta entrati in una di queste condizioni è difficile uscirne. Andrea dice che “vivere un festival è un po’ vivere in una bolla” perché si è circondati da persone con una passione comune quindi è piacevole, però ci possono anche essere appassionati ossessivi o snob e questa esperienza può subito mutare in spiacevole; passando, così, da bolla festivaliera a bolla frustrante. Per registi e attori è ancora peggio perché non sanno come verrà recepito il proprio lavoro e continueranno a farsi domande: “piacerà?”, “lo stroncheranno?”, “potevamo fare meglio?”, “poteva vincere un premio più prestigioso?”. E così il momento in cui il proprio film vede la luce per la prima volta finisce per essere rovinato dall’ansia da prestazione, da dubbi, dalla paura di non piacere e dalla preoccupazione di non essere compresi.
Non bisogna dimenticarsi che i festival del cinema non rappresentano una realtà assoluta ma una piccola realtà del cinema, un cinema di nicchia che in quanto tale non può piacere a tutti. Quindi non ricevere un premio a un festival non significa che non si è fatto un buon lavoro.
Perché è importante un festival del cinema in una piccola realtà come Castiglione del lago?
“Frequento festival del cinema da ormai 15 anni, da quando ho iniziato a fare cortometraggi. Poi col mio lungometraggio sono stato sia a eventi piccoli che un po’ più grandi e posso dire che è completamente diverso vedere festival di fama nazionale o mondiale e vedere un lavoro fatto su un territorio. È bellissimo andare in un piccolo centro abitato e non aspettarsi chissà quale interesse perché non sono presenti grandi nomi o film attesi eppure vedere le sale piene. I festival negli anni si costruiscono il proprio pubblico, cosa fondamentale soprattutto oggi in cui le visioni sono sempre più passive dal momento che esistono un sacco di piattaforme di streaming e di possibilità di essere anche semplicemente intrattenuti. Avere così tante possibilità è sicuramente una buona cosa perché si possono vedere tanti film comodamente senza spendere troppo e ci si può divertire anche senza uscire di casa. Ma questo è anche negativo perché non siamo invogliati a uscire per andare al cinema o per svagarci in qualsiasi altro modo”.
“Quindi”, continua Andrea, “i festival riescono a trovare un pubblico realmente interessato e permettono di vedere le persone crescere. Essendo un appuntamento fisso annuale, si possono rivedere le stesse persone a ogni edizione, da prima quando magari si era solo appassionati a quando poi questa passione diventa un lavoro.
I festival del cinema sono importanti soprattutto nei piccoli paesi come Castiglione del lago perché fanno arrivare film che altrimenti non arriverebbero mai. Essendo piccoli ci deve essere una scelta molto accurata da parte degli organizzatori sulle opere da portare cercando di coprire diverse categorie per raggiungere più persone possibili. Si innesca così un rapporto di fiducia tra il festival e lo spettatore, il quale torna anche essendo all'oscuro di ciò che vedrà ma solo per la voglia di conoscere qualcosa di nuovo”.
Com'è lavorare come direttore artistico?
“È stata la mia prima esperienza in questo ruolo, però avendo lavorato per molti anni nell'aiuto regia, che è un lavoro molto organizzativo, mi sono trovato a sapere già cosa fare anche in situazioni impreviste e a risolvere eventuali problemi. È stata quindi un'esperienza nuova ma mi ha permesso, a mia sorpresa, di usufruire di capacità e competenze che già avevo acquisito negli anni sul set.
Una novità è stata quella del lato artistico, quindi la selezione dei corti, il rapporto con gli artisti e la scelta della giuria.
Secondo me un aspetto fondamentale di questo lavoro è quello di dare la possibilità anche a piccoli registi di stare su un palcoscenico e di instaurare un rapporto tra artisti e spettatori, cosa che nei festival grandi non è possibile. I festival devono essere un punto di riferimento per tutti gli interessati.
Il lavoro è stato comunque faticoso, forse abbiamo fatto un po’ troppo, troppi corti e incontri tra masterclass e talk. Nelle prossime edizioni dovremo sicuramente diminuire il numero di attività e organizzarle meglio nelle giornate. Ho visto una bella risposta in particolare dai giovani, infatti vorrei lavorare maggiormente su di loro le prossime volte. Vorrei che il cinema fosse un dialogo tra generazioni che non si conoscono, vorrei coltivare questo rapporto perché penso che possano nascere delle belle situazioni, dei bei gruppi, e vorrei che il cinema diventasse un punto d'incontro e di confronto tra persone e non solo un film da guardare”.
Giulia Angelica Belardinelli





