Descrizione
C’è un momento, prima che le luci si accendano e le persone prendano posto, in cui un teatro è ancora solo uno spazio vuoto. Poi arrivano le voci, le attese, le conversazioni. E le idee, quelle che a volte senza accorgercene iniziano a lasciare tracce. Il 22 maggio, il Teatro del Pavone tornerà a riempirsi proprio di questo: idee, visioni e storie. Torna infatti TEDxPerugia, l’iniziativa non profit che porta anche nel capoluogo umbro il format internazionale dedicato alla diffusione di idee di valore. Ma ridurlo a un evento sarebbe limitante.
A guidare il progetto sono Ilaria Caporali, curatrice e organizzatrice, e Stefano Moretti, licenziatario e organizzatore. Due ruoli diversi, una visione condivisa: costruire uno spazio capace di mettere in relazione persone, esperienze e prospettive, portando sul territorio non solo contenuti, ma possibilità. L’edizione 2026 si muove attorno a un tema tanto semplice quanto denso: “ORME, le impronte delle idee”. Un invito a guardare non solo a ciò che accade, ma a ciò che resta. Per Ilaria Caporali, il senso va ben oltre il palco: “ORME richiama la traccia che ciascuno di noi lascia nel tempo, spesso senza rendersene conto. È identità, è evoluzione, è responsabilità.” Un concetto che non resta teorico, ma si intreccia con percorsi personali e professionali. Dall’esperienza imprenditoriale alla nascita di Balance Consulting, società che si occupa di accompagnare imprese e organizzazioni nei processi di sviluppo organizzativo e leadership, il filo conduttore, racconta, è sempre stato lo stesso: lasciare un segno, soprattutto nelle persone. Oggi questo si traduce in una sfida più ampia, accompagnare organizzazioni e imprenditori a diventare consapevoli dell’impatto umano e culturale che generano. In questo senso, “ORME” diventa quasi una chiamata. Coerenza tra ciò che si dice, ciò che si fa e ciò che si lascia agli altri. Ma se il tema dà direzione, sono le persone a renderlo reale.
Dietro TEDxPerugia c’è uno staff di oltre venti persone, tra professionisti e giovani del territorio, che lavora su base volontaria. Un elemento tutt’altro che secondario. “L’identità non si costruisce a tavolino”, sottolinea ancora Ilaria Caporali. “Nasce dalle relazioni, dai comportamenti quotidiani, dall’energia delle persone coinvolte.” Il team è eterogeneo per competenze ed esperienze, ma unito da una visione comune. È proprio questo equilibrio, tra struttura e libertà, a rendere il progetto autentico. Ogni persona contribuisce con la propria interpretazione, lasciando a sua volta un’orma.
Sul palco, questa pluralità si traduce in una costellazione di voci e prospettive. Dalla leadership e innovazione di Sandro Formica e Claudio Vaccaro, alle riflessioni culturali di Adele Rugini, passando per i temi sociali e ambientali con Brigitte Laliberté, fino alle traiettorie più umane raccontate da Giacomo Sintini. E ancora arte, benessere e creatività con Marianne Gubri, innovazione e scienza con Paolo Marchetti, teatro e linguaggio con Vittoria Corallo e Patrizio Paoletti. Un mosaico che riflette la natura stessa del format, contaminazione tra discipline, punti di vista e linguaggi. Eppure, ciò che rende davvero interessante TEDxPerugia è ciò che succede oltre il 22 maggio.
Come spiega Stefano Moretti, l’obiettivo non è creare una singola giornata memorabile, ma attivare un processo. “Vorremmo lasciare un’impronta fatta di connessioni, consapevolezza e possibilità.” L’ambizione è chiara, trasformare l’evento in un punto di partenza. Un’occasione per guardare Perugia e l’Umbria come luoghi in cui innovazione, cultura e comunità possano davvero incontrarsi. Non solo spettatori, quindi, ma persone che escono con una domanda in più, una relazione nuova, o il desiderio di mettersi in gioco. Da qui nasce anche la scelta di costruire un percorso annuale, portato avanti dall’associazione Compositio. “Un evento può accendere una scintilla”, spiega Stefano Moretti, “ma è il lavoro durante l’anno che permette a quella scintilla di diventare dialogo, progettualità e comunità.”
In un territorio come l’Umbria, spesso raccontato più per ciò che conserva che per ciò che genera, iniziative come questa provano a spostare lo sguardo. Non solo valorizzare ciò che c’è, ma attivarlo. Forse è proprio qui il senso più concreto di “ORME”. Non tanto le grandi idee in sé, ma le tracce che riescono a lasciare nelle persone, nelle relazioni, nelle possibilità che si aprono dopo. Perché alla fine, quando le luci si spengono e il teatro si svuota, quello che resta non è l’evento. Sono le direzioni che ha contribuito a far nascere.
Chiara Scialdone





