Descrizione
“La musica è astratta ma molte volte è la cosa più concreta che si ha. La musica è un paradosso. Lei c’è sempre, in ogni momento, quando tutto ci abbandona, lei rimane. È un porto sicuro a cui tornare quando si ha voglia o quando se ne ha bisogno. La musica è tutto, una sicurezza, una certezza”.
Queste sono le parole di Eleonora che descrivono perfettamente lo stretto legame che ha con la musica.
Secondo Schopenhauer la musica eleva e purifica l’anima perché esprime l'universale, anche chi non conosce il linguaggio musicale può apprezzarla e sentirla vicina. La musica piace a tutti eppure è la forma d’arte meno conosciuta, basta pensare che a scuola non ricopra un ruolo fisso. La conoscenza generale in ambito musicale è molto povera, in pochi sanno come era la musica nel passato e come è cambiata fino ad oggi.
Eleonora De Vito è una ragazza di 19 anni, è una musicista da quando era piccolissima e ha una band rock. Dagli 8 anni ai 16 ha suonato moltissimi strumenti diversi prima di abbandonarli quasi tutti per dedicarsi completamente al basso. Ha iniziato col pianoforte quando stava ancora a Roma ma l’ha poi abbandonato nel 2017, quando si è trasferita a Castiglione del lago e si è iscritta alla Scuola di Musica del Trasimeno. Voleva scegliere il violino ma sapeva che si trattava di uno strumento con regole molto rigide e sarebbe stato tardi per avere una formazione ottimale, così scelse il violoncello. In contemporanea aveva iniziato anche percussioni e batteria e poco dopo entrò nel coro come contralto. Praticava anche danza classica e hip hop. Nel 2021 vide un video di una band e rimase molto affascinata dal bassista così iniziò anche il basso alla scuola di musica Diesis.
Due anni dopo circa dovette decidere cosa portare avanti e a cosa rinunciare per dedicarsi meglio alla scuola che le occupava molto tempo essendo anche lontana da casa. Decise di lasciare il violoncello perché le richiedeva tantissimo impegno sia a casa che a lezione e doveva studiare molti brani corposi per l’orchestra giovanile di cui faceva parte. Negli anni abbandonò quasi tutto fino a rimanere solo col basso che suona tutt’oggi come strumento principale.
“Sono sempre stata una grande amante della musica, penso di averla nel sangue. Mio padre mi faceva sempre ascoltare musica, soprattutto quella anni ‘70/’80. Lui era un batterista mentre mia madre una ballerina. Mio nonno materno cantava ai matrimoni, io però non l’ho mai conosciuto quindi non c’è mai stato un contatto diretto. Da piccola mi mettevo sempre davanti alla tv e mi divertivo un sacco a cantare e a imitare i vari personaggi dei programmi”.
All’età di 16 anni ebbe l’idea di creare una band rock come quella che aveva visto prima di iniziare a suonare il basso. Contattò un suo vecchio amico delle medie che suonava la batteria e accettò subito di partecipare. Poi parlò con una ragazza che prendeva il suo stesso treno per andare al liceo perché sapeva che le piaceva cantare e anche lei fu felice della proposta. Infine decise di scrivere a un ragazzo chitarrista su TikTok che inizialmente pensava fosse americano ma poi scoprì che invece era delle sue parti e le rispose in modo molto positivo.
“Formata la band, abbiamo iniziato con un brainstorming in cui buttavamo giù varie idee e sceglievamo le canzoni in base ai nostri gusti e alla fattibilità e soprattutto in base alla voce della cantante perché è il ruolo con più limiti naturali. Usavamo una sala in affitto della scuola Diesis per provare. Per prima cosa suonavamo come veniva per vedere cosa migliorare e poi ci soffermavamo sulle parti da cambiare. Di solito mi occupavo io di studiare la canzone essendo quella con più conoscenze in ambito rock. Ascoltavo la canzone e riuscivo a capire l’andamento, la tonalità e l’evoluzione del brano. Studiavo la tonica, i gradi e poi costruivo la linea di basso. A volte cercavo online le cover con la tablatura per avere un confronto ma molte volte mi rendevo conto che il mio lavoro era diverso ma ugualmente sensato quindi tenevo il mio per essere più originale e personale. Avevamo creato la band da poco quando abbiamo partecipato al Jam Park a Perugia e abbiamo vinto il primo premio con alcune cover come Zombie dei The Cranberries e Don’t Cry dei Guns N’ Roses”.
La band ti permette di essere più libero e spaziare perché c’è un solo strumento per tipo, al contrario dell’orchestra in cui bisogna seguire lo spartito alla lettera. Lo studio deve ovviamente essere alla base ma devi anche metterci del tuo a costo di mancare di perfezione.
Non tutti riescono a sentire la differenza tra un musicista e un altro mentre questo problema non si crea con i cantanti. La voce è la principale caratteristica del brano perché è personale, intima, è il corpo che emette suoni. Ma un orecchio allenato distingue senza problemi anche chi suona perché ognuno ha un tocco diverso, una propria identità e il proprio stile e il suono cambia in base a queste caratteristiche. Un musicista ha il suono nelle mani.
“La prima band è durata circa un anno e si è sciolta per problemi interni. Così ho formato una seconda band con il chitarrista della prima con il quale si era creato un bellissimo rapporto di amicizia e fratellanza, un secondo chitarrista conoscente del primo e un batterista che ho conosciuto grazie al batterista dei Ros che mi ha passato il numero di un insegnante di musica.
Abbiamo scritto 4 inediti, uno dei quali ha vinto al Jova Beach Party 2024 e come premio abbiamo suonato dopo Jovanotti. Essendo l’unica donna del gruppo ho riscontrato un po’ di problemi. Mi trovavo benissimo con i compagni ma quando andavamo fuori a degli eventi c’era sempre qualcuno che non perdeva l’occasione di fare battutine o commenti spiacevoli. Il mondo della musica è molto maschilista, sul palco non bisogna vestirsi troppo perché altrimenti sembra di stare in chiesa, ma nemmeno troppo poco perché altrimenti si è una poco di buono. Dovrebbero giudicarmi per la mia musica, non per come mi vesto e tantomeno perché sono donna. I miei compagni ovviamente mi sostenevano e mi aiutavano, ma certe cose non le potevano capire.”
“Spesso”, continua Eleonora, “mi paragonano a Victoria dei Maneskin perchè sono una donna bassista e ho anche lo stesso basso e mi dicono che voglio imitarla. Ma in realtà il Danelectro longhorn è un basso realizzato per John Entwistle dei The Who negli anni ‘60. È particolare perchè ha la scala corta (come quella della chitarra) e ha un suono squillante e non tondo. Anche Lucio Corsi lo utilizza in Freccia bianca. Io l’ho scelto perché ascoltavo i The Who ed era particolare per la forma. Era andato sold out ovunque, perché associato a Victoria, e nemmeno io riuscivo a trovarlo. Alla fine l’ho trovato a caso in un negozietto a Siena”.
Nelle band famose succede spesso che suonino dei turnisti. Quando si entra in una catena commerciale si viene spesso sostituiti da musicisti più bravi negli audio ufficiali perché un manager o produttore punta alla velocità e non può aspettare che il membro della band impari perfettamente il brano. Spesso infatti nei concerti i musicisti appaiono diversi o meno bravi. Ormai si diventa famosi per l’immagine che offri più che per la bravura. Una persona in gamba riesce comunque a emergere ma con più fatica e più tempo e comunque probabilmente diventerebbe famosa ma di nicchia.
Per questo è importante avere uno staff di persone che ti stimano e ti rispettano sia come musicista che come persona, che ti ascoltano e ti indicano cose che potrebbero piacerti e che non ti mettano a disagio. Però è raro che succeda soprattutto all’inizio e a volte si è costretti a fare cose che non si vorrebbe se si è firmato un contratto. Bisogna capire le proprie intenzioni e cosa si è disposti ad accettare.
Ti richiedono di andare veloce, troppo veloce e dopo un po’ non ce la fai più, non ti riconosci più. Ti tolgono personalità per aumentare la quantità e quindi il guadagno. Non sei più un artista ma un operaio di fabbrica. Così anche i testi perdono di qualità e si finisce per scrivere sempre le stesse cose.
L’arte è significato non omologazione. Quando Andy Warhol ha dipinto Marilyn Monroe in serie con diversi colori era per denunciare la massificazione e la mercificazione dell’arte, il consumismo e la ripetizione in serie. Non era più una persona ma un simbolo, una merce da usare, da pubblicizzare, da commerciare.
E così è la musica. L’industria musicale ha reso la musica una fonte di commercio, un prodotto da consumare e non da vivere. Si sente sempre la musica ovunque ma non la si ascolta mai veramente: al supermercato, per strada, nei mezzi c’è musica ma quasi non ce ne rendiamo più conto perché siamo troppo abituati a sentirla e non ad ascoltarla. La musica fa da sottofondo, da accompagnamento nelle nostre vite ma non è quasi mai lei la protagonista.
L’Italia è conosciuta per essere il Paese dove è nata l’opera ma oggigiorno c’è pochissima cultura musicale. Non siamo più abituati a sentire i veri suoni degli strumenti e anche quando li sentiamo non li apprezziamo perché il nostro orecchio trova strano tutto ciò a cui non è abituato. Ci sono poche possibilità di fare musica per chi non è famoso perché chi ha i locali preferisce chiamare un dj piuttosto che rischiare di non guadagnare abbastanza dalla serata per pagare eventuali band.
Oggi Eleonora ha una nuova band, nata da poco. Nonostante le difficoltà, è convinta che la musica possa essere un punto d’incontro per tutti. La musica rompe le barriere culturali, temporali e linguistiche esprimendo concetti universali, personalità e stimolando un dialogo spontaneo e collettivo che va oltre le parole.
Giulia Angelica Belardinelli





