Descrizione
Avevamo conosciuto e lasciato la compagnia teatrale degli Istabili sotto l'egida della semantica perugina e delle stelle di San Lorenzo. Ora la ritroviamo, a distanza di quattro mesi, immersa nel gelo dicembrino e nel più ufficioso teatro dell'oratorio Kairòs 'Gianpiero Morettini' di San Martino in Campo.
La troupe, domenica 7 dicembre, ha portato in scena Il viaggio di Ulisse, una commedia sulla storia del celeberrimo personaggio. Un Ulisse, però, totalmente nuovo, svuotato di ogni esuberanza, estroverso, pronto alla battuta e diseroicizzato rispetto alla versione omerica. Dietro questa rilettura troviamo ancora Antonella Ubaldi – scrittrice e storica che accompagna dal suo esordio la compagnia – e Fabio Bucigno, il quale si è occupato della regia della pièce. Ma ora, nel dettaglio, i due atti di questa ironica e moderna trasposizione, sempre caratterizzata dall'uso del vernacolo.
L'epopea dell'Odisseo perugino prende il via nell'isola di Ogigia, dove il protagonista è naufragato mentre cercava fortuna in America. Qui, conteso tra le attenzioni di Circe e Calipso, sogna la madre scomparsa che gli chiede di ritornare a casa. Con la sua zattera sprofonda nel luogo dove vive la famiglia Feaci e viene soccorso dalla figlia Nausicaa, alla perenne ricerca di un possibile marito. Dopo aver trovato una barca trasandata, Ulisse si rimette in mare e si imbatte nelle sirene, le quali però non riescono a dissuaderlo dalla sua volontà di riabbracciare Telemaco e Penelope.
Il secondo atto si apre proprio con Penelope, soffocata dalle attenzioni della madre che la invita a trovare un nuovo marito. Tra i pretendenti che chiedono la sua mano troviamo Antinoo ed Eurimaco, i quali avevano vinto una cassa di birra giocando a carte contro Ulisse e il padre Laerte prima che lo stesso Ulisse intraprendesse il viaggio oltreoceano. Un debito che non era mai stato pagato. Intanto Ulisse torna a casa, si ricongiunge con l'anziano ma arzillo padre e rivede dopo tanti anni Penelope. La commedia termina con una divertentissima rivincita a carte: Laerte e Ulisse vincono, i corteggiatori azzerano il debito e accantonano ogni pretesa verso Penelope. La pace torna in famiglia, e Odisseo può finalmente porre fine al suo incredibile viaggio.
Risate per le espressioni dialettali e fragorosi applausi – oltre cento le persone presenti – hanno riecheggiato in tutta la sala. Siamo riusciti a sbirciare dietro le quinte e scambiare qualche parola con Fabio Bucigno, il regista che ci ha raccontato l'idea di un Ulisse inedito, meno complesso e capace di dialogare con la nostra tradizione.
"Il nostro obiettivo primario", racconta Bucigno, "è stato mescolare l'antichità con alcuni elementi attuali. L'esempio più calzante è l'utilizzo dei vestiti classici accostati a oggetti comuni, come il filo da cucito o le carte da briscola. Ci siamo presi la licenza di riscrivere questa storia millenaria anche per alleggerire la performance degli attori che, ricordiamo, sono tutti dilettanti. L'Ulisse proposto è una maschera perugina che rilegge in maniera ironica la realtà portandola nella sua accezione comica". Odisseo si spoglia del suo fascino e della sua eroicità, diventando umano nei comportamenti e nelle emozioni.
"Per quanto concerne la regia", aggiunge Bucigno, "ho cercato di seguire le intuizioni e la creatività di ogni singolo attore. In questo modo si ritocca e si costruisce la scena: il regista coordina, ma il pezzo viene assemblato e plasmato insieme. Sono stati necessari nove mesi di prove e tanta fatica, ma il risultato raggiunto è stato estremamente soddisfacente. Ora stiamo cercando di includere sempre più i giovani nel nostro percorso come compagnia, che si trova ancora nella sua fase embrionale. Abbiamo l'intenzione e l'ambizione di continuare a divertirci e far sorridere il pubblico; per questo stiamo già pensando alla prossima rivisitazione". Piccolo spoiler: si tratta della più importante opera manzionana, e sarà interessante vedere come "Quel ramo del lago di Como" si adatterà all'intransigente dialetto perugino.
Italo Calvino scriveva che "un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire". Una definizione esemplare che calza perfettamente alla storia di Ulisse, indimenticabile e infinitamente sceneggiata. Questa messa in scena ha dimostrato come tale eroe possa adattarsi alla nostra quotidianità, alle nostre abitudini e alle nostre radici. Perché la leggenda di Odisseo è sempre attuale, e non cesserà mai di reinterpretarsi e stupirci.
Gioele Tartocchi





