Descrizione
“La cultura è l'unico bene dell'umanità che, diviso fra tutti, anziché diminuire diventa più grande”. Questa frase del filosofo tedesco Hans Georg Gadamer, che ho visto incorniciata nella mostra San Francesco nostro contemporaneo. Tra Arte e Spiritualità tuttora allestita a Palazzo Baldeschi, mi ronza in testa da settimane. La cultura come bene immateriale nella sua accezione più vasta, quella più difficile da etichettare ma più preziosa da possedere. La cultura che, se condivisa e veicolata, si ingrandisce e si ramifica. Da qui, sorgono inevitabilmente opinioni differenti. Da qui, forse, reinterpretato e riattualizzato, prende vita il progetto Fame.
“Fame” è una rivista letteraria indipendente nata nel marzo del 2026. Un insieme di studenti e ragazzi residenti a Perugia tappezza le pagine del magazine di poesie, racconti, illustrazioni, analisi su arte e cinema e opinioni personali sulla realtà che viviamo. Il collettivo è composto da redattori fissi, ai quali se ne sono aggiunti diversi negli ultimi mesi, smaniosi di dare alla luce opere inedite nascoste nel cassetto. Finora sono state pubblicate tre edizioni cartacee, l'ultima lo scorso luglio.
Alissa ha portato con sé alcune copie. Mi fa vedere in che modo sono mutate l'impaginazione e l'estetica in breve tempo. Alissa è l'ideatrice e la responsabile di questa iniziativa. Frequenta l'ultimo anno della triennale di Lettere e viene dalle Marche. Scrive da sempre, ed è riuscita a creare un contesto che è uno sbocco creativo per lei e per chi sente l'esigenza di esporsi. Non essere eccessivamente politici, l'unico paletto imposto. Per il resto, c'è libertà totale, con un focus orientato sulla testualità, in prevalenza narrativa, poesia e saggistica.
Così si è formata la squadra di lavoro. Un'impellente necessità che, grazie a un'iniziale condivisione via social, è sbocciata in una serie di relazioni ed è diventata realtà. Anzitutto, il nome. Perché “Fame”? Alissa spiega che “alla base della linea editoriale c'è una fame per la cultura e la scrittura. Molti giovani hanno questo sentimento ma lo ignorano, un bisogno di esprimersi e dare voce in uno spazio che si trova con difficoltà”. Chi vuole scrivere, come deve muoversi? Dove si esercita e si mostra? C'è accoglienza verso le voci neofite? Domande che, fluttuanti nelle bollenti scalette del Duomo, non sempre trovano risposta.
Il cartaceo, poi. Alissa insiste sul perché la pubblicazione vive soltanto nella sua dimensione fisica. “Il cartaceo resta sempre”, dice, “ed è qualcosa di concreto che ti fa distaccare dallo schermo. L'online garantisce maggiore visibilità, ma scrollando ciò che leggi si chiude in quel post e in quel momento, trasformandosi in un flusso che è complicato riprendere”. “Fame” utilizza Instagram soltanto come vetrina, e le copie stampate sono state distribuite dal vivo, spesso nella zona di San Francesco al Prato. Sono incontri informali in cui la rivista viene regalata a mano a chi si mostra interessato o anche ai semplici passanti che si trovano là.
Ogni edizione tratta un argomento specifico - l'ultima, ad esempio, ruota attorno al tema radici - e presenta nella parte finale un resoconto di sondaggi a cui si può replicare in maniera anonima, tramite la stessa pagina Instagram oppure aprendo QR code disseminati negli angoli della città. Un laboratorio che mette a nudo le opinioni dei ragazzi i quali, rispondendo a questioni tipo “Di che cosa hai fame?” o “Come definiresti il tuo legame con l'autorità, le regole e il peccato?”, si espongono su tematiche delicate che, abbiamo visto, possono suscitare dibattito.
La componente artistica si è inserita a pieno titolo nell'estetica della rivista, che vanta la presenza di due illustratrici impegnate ad accompagnare le parole con disegni dal grande impatto visivo. A tal proposito, assume un ruolo cruciale la figura dell'impaginatore. È qui che entra in scena Giorgio. Giorgio si unisce a noi e si siede alla sinistra di Alissa. Anche lui è fuorisede e studia Informatica. Sorride quando gli chiedo se oltre a mettere in pagina i contenuti scrive, e risponde che per il momento no, non scrive, ma forse un giorno ci proverà. Il target, i valori e l'autonomia del programma editoriale lo hanno da subito colpito, e sottolinea l'amicizia tra i membri del gruppo, un legame che va al di là dell'esercizio intellettuale.
La domanda sulle prospettive future appare scontata ma, quando si parla di proposte giovanili, per di più indipendenti, è per me di vitale importanza. Entrambi dicono che stanno già lavorando al quarto numero, che dovrebbe uscire a breve. L'obiettivo è incrementare la distribuzione e farsi conoscere sempre più. Il progetto, chiarisce Alissa, è in costante divenire: le uniche colonne portanti restano il nome, la cultura in quanto elemento primario da scandagliare e la dimensione cartacea.
Il profitto non rientra nei princìpi della rivista. Tuttavia, il sostegno di alcuni sponsor, convinti dell'iniziativa vista come focolaio culturale e associativo per il territorio, aiuterebbe a sostenere i costi della stampa, che al momento gravano sulle tasche dei collaboratori. Le copie delle tre edizioni si possono reperire su Vinted o inviando un messaggio alla redazione (via mail a fame.rivista@libero.it o nei DM di Instagram), che ha aperto anche una community WhatsApp per condividere aggiornamenti. Se sentite il bisogno di sfamarvi di cultura, o volete semplicemente inchiodare i vostri scritti e i vostri sentimenti su un foglio bianco, “Fame” è, senza dubbio, ciò che fa per voi.
Gioele Tartocchi





