Descrizione
La malattia oncologica rappresenta la seconda causa di morte nel mondo e si prevede che l’incidenza aumenterà in modo significativo nei prossimi decenni.
In generale, la malnutrizione correlata al cancro rimane ancora in gran parte misconosciuta, sottodiagnosticata e insufficientemente trattata nella pratica clinica, è invece una caratteristica comune nei pazienti oncologici quale conseguenza sia del tumore stesso sia dei trattamenti anti- tumorali medici e chirurgici. Tuttavia, nonostante una crescente consapevolezza dell’importanza della nutrizione presso i centri oncologici, l’approccio alla gestione nutrizionale in Italia risulta essere eterogeneo e non sempre la gestione ed il supporto nutrizionale risultano adeguati. Inoltre, l’intervento nutrizionale viene raramente prescritto per i pazienti oncologici a rischio nutrizionale diventando un intervento limitato alle fasi finali della vita.
La Dott.ssa Capitini lavora come Dietista presso il servizio di Oncologia dell’Ospedale di Assisi, dove vengono seguiti pazienti in prima diagnosi oncologica ed in follow up.
1) Cosa si intende per malnutrizione?
La malnutrizione è uno stato di alterazione del metabolismo causato da un’assunzione inadeguata di nutrienti. Si distinguono due tipi di malnutrizione: quella per eccesso, la cui conseguenza è l’incremento ponderale e quella per difetto in cui è presente un deficit calorico o proteico o entrambi combinati insieme la cui conseguenza è un decremento ponderale che può associarsi a perdita muscolare.
2) Come si inserisce la malnutrizione in oncologia?
La malnutrizione è una comorbidità di frequente riscontro nei pazienti oncologici, che incide negativamente sulla fattibilità e sull’efficacia delle terapie, sulla durata delle degenze ospedaliere, sui tassi di complicanze postoperatorie, di riospedalizzazione e, di conseguenza, sui costi sanitari, sulla sopravvivenza e sulla qualità di vita.
La priorità in oncologia è evitare la malnutrizione per difetto che può comparire sia nel periodo precedente la diagnosi che nel corso del trattamento o nel periodo immediatamente successivo. In particolare, chemioterapia e radioterapia sono tra i protocolli di cura che più di frequente determinano una perdita di appetito e di conseguenza di peso.
Gli studi ci sottolineano che la malnutrizione ha un impatto negativo su qualità di vita e tossicità del
trattamento ed è stato stimato che fino al 10-20% dei malati di cancro deceda a causa delle conseguenze della malnutrizione piuttosto che del tumore.
I dati epidemiologici ci suggerisco che la malnutrizione viene riscontrata con tassi di frequenza variabili tra il 20 e 70 % dei pazienti oncologici. Riveste un ruolo determinante la localizzazione della malattia, è maggiore nei paziente con neoplasia a carico dell’esofago, dello stomaco, del colon-retto, del pancreas, delle vie biliari e nei tumori testa-collo, ma la ritroviamo anche nei pazienti con tumore del polmone, della vescica, del rene dell’ovaio e dell’endometrio, con una frequenza che può arrivare all’80 % negli stadi avanzati di malattia.
3) Ha delle peculiarità specifiche?
La malnutrizione correlata al cancro è caratterizzata da calo ponderale, cachessia e sarcopenia, ed è il risultato di un'assunzione insufficiente di nutrienti associato ad uno stato infiammatorio di base che rende le alterazioni metaboliche ed il quadro clinico più complesso. Associata alla perdita di peso si verifica una modifica della composizione corporea, principalmente a carico della massa muscolare, con conseguente riduzione della funzione e forza fisica.
È importante sottolineare che il deterioramento muscolare si verifica anche nei pazienti oncologici in sovrappeso e obesi, in cui l’eccesso ponderale “nasconde” tale condizione.
4) Come intervenire dal punto di vista nutrizionale?
L’intervento nutrizionale riveste un ruolo importante nel trattamento del paziente oncologico, l’obiettivo è quello di aiutare a mantenere o recuperare lo stato nutrizionale attraverso l’incremento o la conservazione dell’apporto calorico-proteico.
Vanno evitate restrizioni alimentari ingiustificate, soprattutto in fase attiva di trattamento, che compromettono lo stato di salute fisico del paziente e di conseguenza la tolleranza ai trattamenti chemioterapici e radioterapici. Purtroppo siamo bombardati, a livello mediatico, da informazioni molte volte false e non verificate a livello scientifico che portano la persona malata ad eliminare dalla propria alimentazione alimenti ritenuti “dannosi” rendendo gli apporti alimentari giornalieri sbilanciati sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo.
5) E’ un intervento standardizzato?
Assolutamente no. Il supporto nutrizionale deve essere personalizzato e può includere: counseling, adeguamento degli apporti alimentari ai fabbisogni nutrizionali e allo stato di salute, aggiunta di supplementi orali o nutrizione artificiale, con un attento monitoraggio dell'efficacia.
6) Ci può spiegare meglio?
Il primo aspetto importante da precisare è la fase di malattia in cui si trova il paziente al momento della valutazione Nutrizionale, intervenire precocemente permette di prevenire l’instaurarsi di una malnutrizione o di recuperare uno stato di nutrizione soddisfacente nel minor tempo possibile.
In fase di diagnosi della malattia oncologica, il paziente potrebbe già mostrare sintomi gastrointenstinali che limitano la possibilità di assumere adeguate quantità di alimenti per bocca.
Stessa cosa può accadere durante i trattamenti medici, sia chirurgici che chemio e radioterapici. In questa fase dobbiamo indagare bene gli apporti alimentari, valutare la copertura dei fabbisogni nutrizionali e cercare di adeguare i pasti bilanciando bene gli alimenti o modificando la consistenza di questi al fine di far assumere quantità ragionevoli nella giornata. Se ci accorgiamo che, con il solo intervento dietetico, questo non è possibile, potremmo utilizzare degli integratori nutrizionali orali, esistono in diverse forme (liquida, cremosa, in polvere) e tipologie (completi o incompleti), studiate per rispondere a esigenze specifiche che consiglierà il professionista al momento della valutazione, ottenendo in questo modo la copertura dei fabbisogni nutrizionali specifici. In ultima analisi, quando l’alimentazione per bocca non permette di soddisfare le esigenze nutrizionali dei paziente si dovrà ricorrere alla nutrizione artificiale, enterale o parenterale.
7) Il dietista è una figura professionale adatta?
Assolutamente si. Il 29 Ottobre 2025 la Camera dei deputati ha approvato una mozione che riconosce la nutrizione come parte integrante della terapia e valorizza il ruolo del Dietista quale professionista sanitario essenziale nella presa in carico globale dei pazienti. La mozione sottolinea come una gestione nutrizionale precoce e continuativa, affidata a professionisti qualificati, possa migliorare l’aderenza ai trattamenti, ridurre le complicanze e migliorare la qualità di vita delle persone con patologia oncologica.
Bibliografia
- ESPEN practical guideline: Clinical Nutrition in Cancer. Clinical Nutrition 40 (2021) 2898-2913
- Linee guida AIOM: Il supporto nutrizionale nel paziente in terapia attiva. Edizione 2024
- Malnutrition in cancer patients: Causes, consequences and treatment options. Arend J. European Journal of Surgical Oncology 50 (2024)
- Prevalence of severe malnutrition in cancer patients: a systematic review and metanalysis. Hosseini et al. Journal of Healt, Population and Nutrition





