Descrizione
Quest'anno il Gubbio DOC Fest non si è svolto nella sua forma consueta. Il festival, ideato e organizzato dall'associazione di promozione sociale Insieme a Riccardo per i giovani e per Gubbio, attiva dal 2014 nell'animare l'estate eugubina tra musica, arte e impegno sociale, ha dovuto fare i conti con un problema logistico non da poco: l'inagibilità del ponte di San Martino ha reso impossibile allestire in sicurezza Piazza Grande, cornice identitaria e da sempre cuore pulsante della manifestazione.
La comunicazione dell'inagibilità è arrivata con un preavviso piuttosto ridotto rispetto ai tempi normalmente necessari per organizzare un evento di questa portata, mettendo i volontari dell'associazione nella condizione di dover ripensare in fretta mesi di lavoro. Di fronte a questa situazione, Insieme ha comunque scelto di non far mancare alla città un momento di incontro e cultura, organizzando in collaborazione con il Comune due serate pensate per mantenere viva la collaborazione con l'amministrazione, storicamente al fianco del festival.
Il primo appuntamento si è tenuto venerdì 21 agosto, al Chiostro di San Pietro: "Altre Direzioni", serata musicale a ingresso gratuito pensata per dare spazio alle nuove proposte della scena indipendente italiana. Ad aprire la serata è stato Martino Paffi, giovane cantautore eugubino dalle sonorità soul e da una scrittura fresca e personale, capace di raccontare la propria generazione con uno sguardo intimo. A seguire MilleAlice, cantautrice fiorentina di scuola bolognese, che mescola indie-pop, soul e funk in un linguaggio delicato e autentico, costruito su testi molto personali.
Sul palco è salito poi Masamasa, una delle proposte più originali della nuova scena italiana, con un sound che fonde cantautorato, italo-funk, elettronica e influenze mediterranee in un progetto difficile da incasellare in un solo genere. A chiudere la notte, il dj set di Salotto Italiano, che ha portato nel chiostro una selezione ricercata di house, disco ed elettronica tra scena internazionale e italiana, trasformando lo spazio in una pista da ballo a cielo aperto e regalando al pubblico un finale di serata più dance.
Il secondo appuntamento si è svolto giovedì 27 agosto, al Teatro Romano, con "Francesco": uno spettacolo nato per un'occasione speciale, gli 800 anni dalla morte del Santo di Assisi, da sempre considerato una delle figure più identitarie della storia italiana. Protagonisti della serata Aldo Cazzullo e Angelo Branduardi, con un racconto tra parola e musica costruito a due voci: da un lato la narrazione di Cazzullo, giornalista e scrittore, dall'altro le musiche eseguite dal vivo da Branduardi, storico cantautore che negli anni ha costruito un intero percorso artistico attorno alla figura del Santo, in collaborazione con il musicista Fabio Valdemarin.
Il racconto ha attraversato più storie di Francesco, intrecciate tra loro: quella della devozione popolare, con gli episodi del lupo di Gubbio, della predica agli uccelli e delle stimmate; quella storica, tra la conversione, la rinuncia ai beni, il rapporto con il Papa e la nascita dell'Ordine francescano; e infine quella del poeta, autore del Cantico delle Creature, uno dei testi fondativi della letteratura italiana. Non è mancato un affondo sui grandi nomi legati, a vario titolo, all'eredità francescana: dai terziari illustri come Dante Alighieri fino ai santi dell'Ordine, fino ad arrivare a Papa Francesco, primo pontefice ad aver scelto questo nome. Un connubio già portato con successo in altre piazze italiane nel corso del 2026, che a Gubbio ha trovato una cornice particolarmente coerente: la città del lupo e del rapporto tra Francesco e la comunità.
A raccontarlo sono stati gli stessi protagonisti della serata. Cazzullo ha parlato di un legame personale con la città, ricordando una visita recente alla tavola della Madonna del Melograno e un vecchio viaggio ad Assisi fatto da giovane padre insieme alle figlie: per il giornalista, Gubbio è a tutti gli effetti una “seconda patria” di Francesco, non solo per il celebre episodio del lupo ma per un legame molto più profondo. Lo stesso si è soffermato anche sull'attualità del pensiero francescano, in particolare sul tema della dignità del lavoro: ha ricordato come Francesco chiedesse che ogni frate imparasse un mestiere onesto e fosse remunerato in base al lavoro svolto, e non allo status, un principio che secondo lui suona ancora molto attuale in un presente segnato da lavoro sottopagato e sfruttato.
Branduardi, dal canto suo, ha ripercorso il proprio rapporto artistico con la figura di Francesco, definito il primo poeta della letteratura italiana nascente grazie al Cantico delle Creature, e ha raccontato la genesi dell'immagine che dà il titolo al suo album L'infinitamente piccolo: un'intuizione, spesso attribuita a Francesco pur non essendo mai stata scritta da lui, capace di anticipare concetti che secondo il cantautore si ritrovano oggi anche nella fisica quantistica.
La serata ha visto un numero di presenze più che ottimo, chiudendo una stagione estiva molto positiva per il Teatro Romano di Gubbio, capace quest'anno di attirare un pubblico eterogeneo grazie a una programmazione molto varia, tra musical, balletto, spettacoli di luci e jazz. A fine festival, l'associazione Insieme ha voluto fare il punto su un'edizione inevitabilmente diversa dal solito. Pur riconoscendo le difficoltà attraversate, dal breve preavviso sull'inagibilità del ponte al sostegno economico ridotto rispetto al passato, i volontari sottolineano di essersi voluti prendere comunque la responsabilità di garantire alla città due appuntamenti di qualità, nella convinzione che la collaborazione con l'amministrazione comunale debba proseguire al di là delle difficoltà di quest'anno.
Un punto fermo, ribadito con forza, riguarda il futuro: Piazza Grande resta il cuore del festival, e l'obiettivo dichiarato è tornare a utilizzarla il prima possibile, restituendo al DOC Fest la sua dimensione originaria. I volontari e le volontarie dell'associazione sono già al lavoro sulle prossime edizioni, forti di un percorso che in dodici anni, comprese le edizioni del 2020 e del 2021 colpite dal Covid, hanno superato le 30.000 presenze complessive e portato a Gubbio nomi di rilievo nazionale e internazionale della musica, della cultura e dello spettacolo. L'auspicio, condiviso con l'amministrazione comunale, è che le condizioni di collaborazione possano tornare presto quelle di sempre, riportando il festival, e la città, nella sua casa naturale.
Testo di Giuseppe Nicchi





