Descrizione
Il cinema PostModernissimo di via del Carmine a Perugia venerdì 30 gennaio ha ospitato l’evento di presentazione del nuovo singolo Bisognerebbe domani della band locale 88 Folli con il featuring di Finaz della Bandabardò alla voce e alla chitarra elettrica. Nel proscenio della sala cinematografica si sono accomodati gli organizzatori – i membri della formazione musicale e la CGIL di Perugia – insieme a relatori e relatrici impegnati quotidianamente, ognuno nel proprio settore e con le proprie sensibilità, per fare della pace e della solidarietà non chimere come il Grifo e il Leone della città, ma realtà sempre più visibili. Al termine la proiezione del videoclip ufficiale in anteprima e l’ascolto del singolo. L’incontro è stato moderato dai giornalisti Michele Bellucci e Sara Cecchini.
Il frontman della band Luca Bartoli rompe timidamente il ghiaccio: “Dovevamo uscire con un altro singolo, Marinai, in collaborazione coi Modena City Ramblers, poi abbiamo aderito a varie manifestazioni in giro per l’Italia e abbiamo voluto raccontare quello che stiamo vivendo”. Bisognerebbe domani è un brano di speranza “nato in strada” e con una prospettiva ecologica. La Terra, come vera magistra vitae, consiglia e indica all’essere umano nuove vie percorribili, perché un domani sia ancora possibile. Il videoclip, mai mostrato prima, utilizza immagini catturate durante la manifestazione nazionale su “Democrazia e lavoro” della Cgil dello scorso 25 ottobre a Roma.
“Si dice che non ci sia più partecipazione ma noi abbiamo visto che c’era grande entusiasmo. Il nostro intento non è mai quello di caricare soltanto una nuova canzone su Spotify. Non essendo una band famosa, di moda, siamo liberi, possiamo dare valore a quello che facciamo. In passato abbiamo raccolto 6mila euro per Norcia grazie a un documentario”.
Il testimone passa a don Marco Briziarelli, direttore della Caritas Diocesana: “Siamo sempre di più inermi e anestetizzati rispetto a conflitti che coinvolgono così tante vite, noto una sottoesposizione mediatica e comunicativa”. Offre qualche numero, ad esempio, dice, “si ignora che siano attivi 56 conflitti nel mondo che coinvolgono ben 90 Paesi. È da sette anni che mi occupo di missioni in Malawi, Paese dove c’è la pace e la situazione è totalmente diversa a quella kosovara dove ancora l’aria è pesante e si respira la guerra”. Cita Il Rapporto OXFAM “Italia Paese delle fortune invertite” secondo il quale il 10% della popolazione italiana detiene il 59,9% delle ricchezze nazionali. “Caritas nel 2020 serviva 1.200 famiglie in difficoltà che oggi sono più che raddoppiate, è una fotografia eloquente”.
Segue Salvatore Marra, coordinatore delle politiche europee e internazionali CGIL: “Perché protestare per Palestina o per altre cause? Perché tutto si tiene insieme. C’è un tentativo di sovvertire lo Stato di diritto. Il sindacato se ne occupa perché il sindacato deve preservare la dimensione collettiva, indebolita e fagocitata nel modello neoliberista. Anche l’arte e la musica, che siamo qui a celebrare stasera, fanno paura perché gli artisti generano pensiero critico, fanno resistenza. Non glielo possiamo permettere!”.
Prende poi parola Melania Bolletta, presidente del Circolo Arci Porco Rosso: “Quando mi hanno chiesto cosa dire non ero tranquilla perché da qui a due settimane sarebbero statisticamente partite nuove guerre. C’è un rapporto profondo tra cultura pacifista e cultura femminista, soprattutto in chiave intersezionale”. Ci rivela la correlazione tra guerra e biopolitica: “alcune vite e alcuni corpi hanno più merito e più dignità di vivere di altri; nei conflitti viene sempre utilizzato lo stupro come strumento di potere e controllo. Ma anche nei Paesi democratici i corpi delle donne diventano proprietà dello Stato e la prima libertà tolta alle persone è quella di movimento.
Prosegue Nicoletta Schembari, coordinatrice di Udu Perugia: “L’università ha perso il ruolo di luogo sacro delle idee. Nessuno a lezione ci parla della condizione dei docenti dei Paesi in guerra, i quali spesso non solo vengono interdetti dall’insegnamento, ma anche all’estero non si possono esporre troppo per paura di ritorsioni. Ad esempio, soltanto grazie a due studenti curdi che studiano a UniPg siamo venuti a conoscenza di un blocco accademico in Rojava. Il fatto che sia stato taciuto ci sembra grave.”
Per ultimo il segretario provinciale della CGIL Simone Pampanelli riprendendo le riflessioni che lo hanno preceduto chiosa: “Non conta se sei uomo o donna ma se ti allinei o meno alla logica del potere e della sopraffazione; se ti allinei al potere smetti di essere uomo o donna, soltanto una pedina del sistema”. Ricorda il sindaco di Minneapolis: “Pensate agli amministratori e ai sindacati statunitensi che cercano di dare istruzioni ai propri concittadini su come sottrarsi alle retate delle operazioni dell’ICE. A noi sembrano questioni lontane ma la nostra Umbertide è quindicesima fra le venti zone italiane maggiormente colpite dai dazi di Trump. Stiamo assistendo alla delocalizzazione delle disgrazie dei migranti, dei poveri, dei senza fissa dimora”.
Sempre sua è la voce che si sente nell’incipit del brano, registrata in Piazza IV Novembre il 7 giugno 2025, in occasione dello storico concerto che vide la band perugina condividere il palco con i Modena City Ramblers. Un richiamo che sottolinea come il messaggio pacifista della band non sia un'astrazione, ma il risultato di un percorso condiviso con la comunità locale. In un’epoca di conflitti diffusi, questo singolo si propone di dare voce a chi non vuole rassegnarsi al silenzio, ricordando che la pace deve tradursi in un gesto quotidiano e concreto. La pace non è nemmeno un monologo o un Nobel mancato, è un’armonia di donne e uomini che fanno, anche silenziosamente, la propria parte. Bisognerebbe cominciare oggi stesso.
Edoardo Batocchi





