Castelluccio di Norcia e le pastocchie di Angela Testa

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Data:

30 Settembre 2026

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Sono passati dieci anni dal terremoto di Amatrice che ha colpito anche l’Umbria. Molti hanno dovuto lasciare paese, casa e amicizie provando a ricostruire da zero la propria vita. C’è anche chi non se ne è andato ma anzi ha trovato forza e idee per non far morire quei piccoli borghi. È la storia di Angela Testi e Castelluccio di Norcia: quando si dice che dai dolori nascono cose belle. Lei è nata a Todi da madre tuderte e padre castellucciano, una delle ultime bambine a fare la transumanza. Poi sposandosi è andata a vivere a Norcia ma non ha mai abbandonato Castelluccio. I ricordi, le sensazioni, le cose più belle vissute in questo paese da piccola. E così ha deciso di creare le pastocchie, dei veri e propri racconti in cui narra alle persone Castelluccio com'era.

“Nel novembre del 2024 a seguito di un intervento delicato mentre ero sotto effetto di morfina, mi sono immaginata il Monte Vettore e l'ho disegnato su un taccuino. Poi quando sono tornata a casa, una notte che non dormivo ho ripensato a quel sogno, un Vettore a punta, quando in realtà da Castelluccio il Monte Vettore neanche si vede. E quella notte decido di aprire questo Castelluccio Dream Experience. Volevo dare esperienze da sogno a chi Castelluccio non poteva più vederlo, perché non esiste più, non c'è più una comunità. Così ho buttato giù una lista di cose che avrei voluto fare qui. Chiaramente volevo tornare nel paese di quando ero bambina, ma non sapevo bene cosa fare. Questo è l'inizio del mio progetto. Da qui nasce l’idea delle pastocchie”.

Ha aperto lo scorso 11 maggio a sette mesi dal ricovero in ospedale dopo tanto tempo per trovare una stanza in affitto, l’unica rimasta in piedi dopo il terremoto, e dal suo ufficio propone camminate, esperienze, astro trekking, giornate con i pastori. E poi c'è ‘Ti racconto una pastocchia’. Ma perché questo nome? “Le pastocchie qui a Castelluccio sono i racconti inventati dai nonni per i bambini prima di dormire e anche a me e mia sorella la bisnonna ce le raccontava. Quelle che racconto io, però, non sono bugie, non sono inventate. Io racconto quello che era Castelluccio, usi, costumi, curiosità, magia, leggende, la mia vita con la transumanza, la lavorazione della lenticchia. Un giro di un'ora che io offro ai clienti fin dove si può arrivare intorno al paese”.

Così Angela si è messa in gioco nonostante i dubbi della famiglia facendo tutti i giorni da aprile a ottobre avanti e indietro da Norcia e stando lì dalla mattina alla sera, dodici ore al giorno. “Non è facile abbandonare la famiglia tornando solo la sera a mangiare e dormire. Però io ero convinta di questa cosa, perché secondo me nei sogni bisogna sempre crederci e il mio era di tornare a vivere la mia terra, che è appunto Castelluccio. Qui ho trovato la mia stabilità. Quando vengo da Norcia la mattina e arrivo al valico, anche se sono arrabbiata, mi passa tutto. Dal mio ufficio si vedono i colli alti e bassi che ogni giorno sono diversi. Una bellezza rara, un paradiso”.

Insieme al suo collega Francesco Rotondi ha anche scritto un libro, Il soffio della Sibilla, una raccolta di pastocchie per bambini legate alla tradizione locale dei Sibillini. 

E la gente come vive queste pastocchie? “Io non so cosa gli trasmetto però posso dire che la gente rimane tutta molto affascinata, sia dal posto che dai miei racconti. Ci sono persone che si sono emozionate quando parlavo e io con loro. Con qualcuno ho instaurato dei rapporti meravigliosi, quelli che ritornano qui mi portano fiori e regali per ringraziarmi. Ricevo chiamate da tutte le parti d'Italia, anche dalla Svizzera e dall'Austria. All’entrata ho messo un libro dove la gente può scrivere dei pensieri quando finiscono un'escursione, una pastocchia o anche il semplice giro in bici e ogni tanto me li rileggo e vi posso assicurare che è un'emozione grande”.

Angela ci ha voluto raccontare anche un aneddoto particolare e curioso. “L'anno scorso vennero dei signori per fare una pastocchia la mattina ma poi mi sono resa conto che è durata fino alla sera, perché erano curiosi e mi chiedevano, mi chiedevano. Mi sono ritrovata affascinata da queste persone e loro probabilmente da me. Uno in particolare che prendeva appunti, scriveva, disegnava, anche se non mi avevano detto chi erano. Poi la notizia più bella e inaspettata. Pochi mesi dopo una mia amica di Norcia mi chiama e mi dice: ‘Guarda, ci hanno richiamato questi signori e ci vogliono al Politecnico di Milano’. Uno era il rettore del Politecnico di Milano, un altro di Genova con gli assistenti, c'erano anche dei professori della Sapienza di Roma. Quindi l'anno scorso a novembre siamo partite in treno, siamo andate a Milano e abbiamo tenuto un convegno all'Ex Macello davanti a trecento persone. Ero sul palco con Andrea Zorzi, il fondatore di ‘PizzAut’, con ingegneri famosissimi che io avevo visto solo in televisione. Ho chiuso quel convegno parlando di Castelluccio, della forza di rinascere e soprattutto alla fine ho fatto ballare il saltarello e quando la moglie del rettore è venuta a ringraziarmi mi ha detto: ‘Mio marito non aveva mai ballato in vita sua e tu gli hai fatto ballare il saltarello’. Beh quello è stato uno dei momenti che non mi dimenticherò mai”.

Diverse persone dicono che Angela è un presidio. L’hanno chiamata anche per andare al programma di Rai1 Linea Verde e per fare un documentario perché dopo il terremoto è nato il Cammino delle Terre Mutate, cammino in cui lei è referente per quanto riguarda Castelluccio. Hanno fatto un film documentario che adesso andrà in concorso al Giffoni Film Festivalm e tra cinquanta storie su Castelluccio e Norcia hanno scelto proprio la sua. “Io figlia di un pastore in un anno e mezzo ho avuto un cambiamento di vita così repentino che ancora ad oggi stento a credere a quello che mi è successo”.

Infine ha voluto salutarci con un messaggio e un sogno futuro. “Tutto è nato per caso. Quello che io volevo far passare è che i più piccoli non hanno vissuto nulla qui. L'adolescenza, i primi amori, i primi baci, le prime cavolate. Non hanno a cuore questo paese come ce l'abbiamo noi. Molti sono andati via da qua, tornano solo dieci giorni in estate. Io invece non l'ho mai abbandonato. Il sogno più grande era poterci tornare e l'ho fatto ma, anzi, spero di portare avanti le tradizioni, perché molte persone anziane sono morte. Tanti si sono lasciati morire anche dopo il terremoto, perché tanto sapevano che prima di rientrare dentro casa sarebbero passati anni. Ne sono passati dieci e probabilmente ne dovranno passare ancora tanti. Ma io non le perdo le speranze, sto qui e non me ne vado. E infine voglio rivelarvi una cosa. Un sogno ancora più grande. Quando sarà ricostruita la stalla di papà io vorrei far nascere lì uno ostello per i camminatori perché quando la gente viene a Castelluccio, a parte i pochissimi posti letto che fanno, dove vanno? E un domani, quando sarà pronta la mia stalla, ci farò lo ostello, tornerò a vivere qui”. 

Marco Schiavoni

A cura del MUG - Magazine Umbria Giovani
direttore responsabile Giovanni Dozzini

 

Ultimo aggiornamento: 08/10/2026, 10:34

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