Descrizione
La tecnologia ha preso sempre più piede nelle nostre vite, dalle normali azioni quotidiane a ogni tipo di lavoro che svolgiamo, come fosse una vera e propria ‘amica immaginaria’. Anche nello sport con l’avvento della tecnologia sono cambiate tante cose con uno studio e una preparazione della partita sempre più accurati. Ne abbiamo parlato con Michele Iannucci, trentaduenne di Assisi match analyst calcistico. Nella sua breve ma già fiorente carriera vanta una vittoria del campionato rumeno e una supercoppa con il Cluj e anche una supercoppa polacca con la squadra più blasonata della nazione, il Legia Varsavia.
Quando e come nasce la passione per il calcio e quando e come hai deciso di farla diventare anche un lavoro?
“La mia passione per il calcio inizia, credo un po’ come il 90% dei casi, grazie a mio padre. Insieme guardavamo le partite e a fine anni ‘90 giocava in Italia uno dei migliori giocatori al mondo: Ronaldo. Il suo tocco di palla, la sua velocità e la sua classe mi hanno fatto innamorare di questo sport. Invece la decisione di farla diventare un lavoro è stata casuale: stavo frequentando l'Università di Scienze Motorie e Sportive e ho iniziato un tirocinio all'A.C. Perugia Calcio. Da lì non mi sono più fermato”.
Con l’avvento della tecnologia nel calcio sono arrivati nuovi lavori nello staff di un allenatore tra cui il match analyst. Cosa fa il match analyst?
“In realtà è una risposta molto complessa. Provando ad essere riassuntivo, il match analyst è la figura all'interno dello staff tecnico che supporta l'allenatore attraverso lo studio di video e delle statistiche per quanto riguarda la tattica collettiva e individuale di avversari e della propria squadra. Analizzando dati quantitativi e qualitativi, trasforma una mole immensa di informazioni in indicazioni tecnico/tattiche mirate, ottimizzando la preparazione delle partite”.
Andando un po’ nel dettaglio quali sono i dati principali della propria squadra e degli avversari che si vanno a guardare quando si prepara una partita? Immaginiamo che la ‘tabella’ che vediamo a fine partita con le statistiche principali sia solo una piccolissima cosa di quello che analizzi e studi tu con lo staff.
“Per quanto riguarda la preparazione di una partita, si passa dall'analisi dei dati alla creazione di report statistici mirati. Poi c'è la creazione del video degli avversari a livello collettivo ma anche a individuale per sottolinearne pregi e difetti. Vengono visionate molte partite, scelte le migliori clip e poi, tramite le linee guida dettate dell'allenatore, si crea il video finale. Per quanto riguarda i parametri, vi dico che ce ne sono di infiniti per analizzare in dettaglio una squadra avversaria. Non dobbiamo pensare al semplice possesso palla che appare in tv. Un dato molto importante è il PPDA (Passes Per Defensive Action), ossia ‘Passaggi per Azione Difensiva’, che è un indicatore utilizzato per misurare l'intensità del pressing di una squadra.
In sostanza, il PPDA indica quanti passaggi consecutivi la squadra avversaria riesce a completare nella propria metà campo prima che la squadra che difende intraprenda un'azione difensiva (come un tackle, un intercetto o un fallo). Potrei fare altri esempi come questo ma non vorrei entrare troppo nel dettaglio”.
Quando e com'è stata la tua prima esperienza?
“In realtà il mio percorso parte dalle giovanili del Perugia come allenatore dei ragazzi. Ho proseguito con delle parentesi nelle Academy di Udinese e Barcellona per poi arrivare a essere vice allenatore in Serie C con il Gubbio. Poi, dopo alcuni problemi di salute, sono andato all'estero e mi sono adattato alla figura di match analyst per il Cluj, la Steaua Bucarest, la nazionale della Romania e il Legia Varsavia”.
Come dicevi sei stato anche il match analyst della Romania che anche grazie a te ha raggiunto per la prima volta la fase a eliminazione diretta di un Europeo. Che emozione è stata prima raggiungere l'Europeo e poi arrivare addirittura agli ottavi?
“Penso che l'Europeo con la Romania sia stata una delle più belle tappe della mia carriera. Un'intera nazione era incollata allo schermo della tv a sostegno della propria squadra. Gli stadi in Germania erano completamente dipinti di giallo grazie alla presenza dei tifosi sugli spalti. Ringrazierò sempre la Romania e i suoi abitanti per tutte queste emozioni”.
Quanto e come sono cambiati il calcio e la preparazione delle partite anche grazie alla tecnologia, alle statistiche e a figure come la tua?
“La tecnologia è un aiuto fondamentale per il nostro lavoro. Ci sono migliaia di programmi di ogni genere. Io ho la mia personale selezione di software specifici per sviluppare al meglio il mio lavoro. Ora anche l'AI è molto importante per velocizzare e affinare ancora di più le analisi, anche se alla fine ‘l'occhiometro’ rimane sempre la migliore abilità di un analista/allenatore. E sì, il match analyst è presente in quasi tutti gli staff professionisti ma anche molte squadre dilettantistiche si stanno muovendo in questa direzione. In Italia siamo ancora un po' indietro rispetto a nazioni come per esempio l'Inghilterra dove all'interno dei club hanno dipartimenti specifici di analisi composti da decine di match analyst”.
A proposito di questo, cosa manca secondo te all'italia in questo momento visto che sono tre i Mondiali consecutivi a cui non partecipiamo? Talenti, giovani, concentrazione nei momenti importanti o preparazione fisica e mentale alle partite decisive?
“L'Italia deve fare necessariamente un passo in avanti sotto tutti i punti di vista. Credo che vada data la possibilità ai nostri giovani di dimostrare il proprio talento, e non parlo solo di giocatori ma anche di allenatori. All'estero forse c'è più coraggio e l'errore è visto come parte del processo di crescita e non come una sentenza negativa”.
Per concludere: qual è un sogno, una squadra o un progetto nel cuore a cui vuoi arrivare?
“Ora ho appena finito le lezioni a Coverciano e ho quasi terminato il corso di allenatore UEFA A. Questo è sicuramente un altro step in avanti nella mia carriera perché mi permette di avvicinarmi ancora di più a essere un allenatore professionista. Il mio sogno è questo e spero che un giorno avrò la possibilità di mostrare il mio valore in Italia, magari in Serie A”.
Allora in bocca al lupo e grazie per questa chiacchierata.
“Crepi, grazie a voi”.
Marco Schiavoni





