Cercasi Fresco: quando i giovani possono riprogettare il clima della propria città

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Data:

24 Luglio 2026

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C'è una domanda che negli ultimi anni è diventata sorprendentemente concreta. Dove vai quando la città diventa troppo calda? Ci siamo abituati a considerare il caldo come un semplice disagio stagionale. Cerchiamo l'ombra di un albero, l'aria condizionata di un negozio, una fontanella lungo il percorso. Eppure, estate dopo estate, le ondate di calore stanno assumendo un significato diverso: non rappresentano più soltanto una questione di comfort, bensì una delle sfide più urgenti per la salute pubblica, la qualità della vita urbana e, soprattutto, l'equità sociale. Perché il cambiamento climatico non colpisce tutti allo stesso modo: c’è chi può rifugiarsi in una casa climatizzata e chi, invece, vive il caldo estremo come una condizione quotidiana dalla quale è difficile trovare sollievo.

È proprio da questa consapevolezza che nasce il concetto di rifugio climatico, una delle strategie di adattamento urbano che negli ultimi anni stanno orientando le politiche di numerose città europee e italiane. Da Bologna a Milano, passando per Torino e Firenze, cresce infatti il numero di amministrazioni che stanno ripensando piazze, biblioteche, giardini, cortili e spazi pubblici affinché possano offrire ombra, refrigerio e benessere durante i mesi più caldi. Non si tratta semplicemente di piantare qualche albero in più, ma di immaginare una nuova geografia urbana capace di rendere le città più resilienti e, allo stesso tempo, più giuste.

Perché un rifugio climatico è molto più di uno spazio fresco. È un'infrastruttura di equità. Significa riconoscere che il diritto al benessere ambientale non può dipendere dal reddito, dall'età o dal quartiere in cui si vive. Significa affermare che chiunque dovrebbe poter trovare, a pochi minuti da casa, un luogo in cui sostare, respirare, rallentare e sottrarsi, anche solo per qualche ora, agli effetti sempre più intensi del calore estremo. In altre parole, significa tradurre la sostenibilità in un gesto concreto di inclusione.

È in questo scenario che si inserisce Cercasi Fresco-Laboratorio di progettazione partecipata dei rifugi climatici, l'iniziativa che si terrà il 30 luglio alle ore 17.30 presso la sede di Semi Urbani APS a Perugia, promossa da Factory2030 ETS in collaborazione con Semi Urbani APS, con il patrocinio del Comune di Perugia. L'appuntamento è rivolto principalmente ai giovani tra i 18 e i 24 anni, chiamati a confrontarsi con una delle sfide più urgenti che interesseranno le città del prossimo futuro, ma resta aperto a tutti coloro che desiderano contribuire con idee e proposte. L'iniziativa rappresenta una delle attività italiane di Youth4GreenPolicy, progetto europeo finanziato dal programma CERV – Citizens, Equality, Rights and Values, che coinvolge sedici Paesi con l'obiettivo di rendere le nuove generazioni protagoniste nella costruzione delle politiche climatiche del futuro.

La sfida nasce da una richiesta concreta del Comune di Perugia: immaginare come il centro storico possa adattarsi alle estati che verranno senza rinunciare alla propria identità architettonica e paesaggistica. I partecipanti saranno chiamati a lavorare su soluzioni leggere e reversibili, come sistemi di inverdimento verticale e vegetazione in contenitore, capaci di migliorare il microclima urbano rispettando i vincoli del patrimonio storico. Le idee elaborate non resteranno un semplice esercizio progettuale: saranno raccolte e consegnate all'amministrazione comunale, entrando inoltre a far parte del report europeo delle buone pratiche che verrà condiviso tra tutti i partner del progetto.

Il laboratorio, tuttavia, non si limiterà a chiedere ai giovani che cosa progettare, bensì come osservare la complessità. Attraverso le SDGs Intelligence Cards, uno strumento sviluppato nell'ambito del progetto europeo, ogni proposta verrà analizzata contemporaneamente da tre prospettive - ambientale, economica e sociale - nella consapevolezza che piantare un albero, progettare un'ombra o ripensare una piazza significhi sempre intervenire su un sistema di relazioni, equilibri e conseguenze che va ben oltre il semplice disegno dello spazio.

Non è un caso che il laboratorio sia costruito attraverso metodologie di educazione non formale, lavoro collaborativo e progettazione partecipata. Del resto, negli ultimi anni il dibattito internazionale ha individuato nel placemaking uno degli strumenti più efficaci per rigenerare gli spazi urbani: non progettare semplicemente luoghi destinati alle persone, ma costruirli insieme alle persone, riconoscendo che la qualità di una città dipende dalla qualità delle relazioni che riesce a generare.

In questo senso risuonano ancora straordinariamente attuali le parole della giornalista e urbanista Jane Jacobs, tra le figure più influenti del pensiero urbanistico contemporaneo: “Le città hanno la capacità di offrire qualcosa a tutti, soltanto perché, e soltanto quando, sono create da tutti”. È difficile immaginare una definizione più efficace dello spirito che anima questo percorso.

A rendere possibile questa esperienza è l'incontro tra due realtà che, pur con competenze differenti, condividono una medesima idea di trasformazione. Da un lato Factory2030 ETS, organizzazione impegnata nella partecipazione democratica delle nuove generazioni e nell'innovazione sociale attraverso progetti europei; dall'altro Semi Urbani APS, giovane associazione perugina che lavora sulla rigenerazione partecipata degli spazi pubblici, convinta che il verde urbano rappresenti non soltanto una risposta ambientale, ma anche uno strumento di coesione sociale e cittadinanza attiva.

Come sottolinea il vicepresidente Francesco Fais, “anche se Semi-Urbani è una realtà giovane stiamo già costruendo una rete di collaborazioni sul territorio del Comune di Perugia. Il nostro obiettivo è continuare a coinvolgere associazioni, istituzioni e cittadini, perché crediamo che tornare a vivere la comunità sia una delle sfide più importanti del nostro tempo”. Una visione che ha trovato conferma anche nell'inaugurazione della nuova sede condivisa con Attrezzerie Urbane APS, in via delle fonti coperte 42, dove la partecipazione registrata ha mostrato quanto, a Perugia, esista una comunità desiderosa di contribuire attivamente alla trasformazione della città.

C'è, infine, un aspetto che rende questo appuntamento particolarmente significativo. Da tempo si ripete che i giovani debbano partecipare alle grandi sfide del presente; molto più raramente, però, vengono messi nelle condizioni di incidere realmente sui processi decisionali. Troppo spesso la partecipazione si esaurisce nell'ascolto. Qui accade l'opposto: si progettano scenari, si confrontano idee, si formulano proposte che entreranno in un percorso istituzionale ed europeo. È una differenza sostanziale, perché significa passare dalla consultazione alla corresponsabilità.

Forse, allora, la domanda non è semplicemente dove troveremo un po' di fresco nelle estati dei prossimi anni. La domanda, molto più profonda, riguarda il tipo di città che desideriamo consegnare alle generazioni future. Una città che rincorra continuamente le emergenze climatiche, oppure una città capace di trasformare quella stessa sfida in un'occasione per diventare più vivibile, più resiliente e più inclusiva. Cercasi Fresco parte esattamente da qui: dall'idea che il futuro delle nostre città non debba essere immaginato soltanto per i giovani, ma insieme ai giovani. E che, talvolta, il cambiamento possa iniziare attorno a un tavolo, da una carta, da un'idea condivisa. Perché è così che le città, prima ancora di essere costruite, imparano a immaginarsi.

Chiara Scialdone

 

A cura del MUG - Magazine Umbria Giovani
direttore responsabile Giovanni Dozzini


Ultimo aggiornamento: 24/07/2026, 09:26

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