Descrizione
Le vene delle Americhe – riprendendo il titolo del meraviglioso e dinamitardo saggio dello scrittore uruguaiano Eduardo Galeano – sono ancora aperte? Tutti i dati e le informazioni che si possono reperire, anche facendo una semplice ricerca su Internet o seguendo un qualsiasi giornale che dia risalto al ‘Nuovo Mondo’, lo confermano senza alcun dubbio.
Povertà, malnutrizione, denutrizione, criminalità, squilibri economici, salari sinonimi di schiavitù, bassa scolarizzazione e terremoti politici sembrano non accennare a diminuire. Agli oltre cinquecento anni di depredamenti, saccheggi e spoliazioni di matrice europea che hanno dilaniato il continente si è aggiunta la spavalda e scriteriata politica espansionista statunitense. Il suolo fertile e le variegate ricchezze, infatti, continuano a rimpinguare le tasche delle più avide e spietate multinazionali.
Ma, guardando dall'altro lato della medaglia, cosa offrono oggi le Americhe? Offrono cultura, libertà, rivoluzione, sogni, saperi ancestrali, sorrisi, storie di resilienza e molto altro ancora. Una realtà sterminata di cui conosciamo spaventosamente poco, spesso non per negligenze personali ma per un problema strutturale che, per la mia breve esperienza, parte dalle istituzioni e dall'istruzione. Alcune realtà nate a Perugia stanno cercando, con ammirevole tenacia, di colmare questa profonda lacuna. Lo sta facendo da anni Encuentro, festival delle letterature in lingua spagnola che fa della lettura nelle scuole e nelle biblioteche uno dei suoi capisaldi. E lo sta facendo da decenni il Centro Studi Americanistici "Circolo Amerindiano" di cui, in un precedente articolo, avevo raccontato la storia, la genesi e la mission.
Durante il mese di maggio la nostra città diventa un caleidoscopio della cultura ispano-americana. Prima, il Convegno Internazionale di Americanistica organizzato dal Centro Studi (che si terrà a Perugia dal 5 al 10 maggio) e poi Encuentro, dislocato invece nella seconda metà, precisamente dal 19 al 24, tra Perugia e Castiglione del Lago. Chi scrive ha collaborato alla realizzazione di quella che sarà la 48ª edizione di questo funambolico Convegno, e spera di partecipare attivamente alle giornate letterarie organizzate da Encuentro. Questa esperienza, per quello che è il target del nostro Magazine, conduce a una domanda cruciale: i giovani sono appassionati di americanistica e letteratura ispano-americana?
Il Convegno è una macchina che non si ferma mai. Il giorno dopo aver terminato un'edizione, si iniziano a scegliere le date per quella successiva. Ogni anno centinaia di accademici e studiosi – provenienti soprattutto dal Messico, Paese che gode di un fruttuoso gemellaggio con l'Istituzione perugina – sostano nel capoluogo umbro per presentare i loro lavori, inseriti in venticinque sessioni che trattano i temi più disparati: politiche pubbliche, tango, letteratura e trasposizione cinematografica, umanistica digitale, diritti indigeni, etnomusicologia e interculturalità per citarne alcune.
Attraverso il Servizio Civile ho, come detto, avuto la possibilità e l'onore di collaborare alla realizzazione di un evento dalla grande portata; una vastità che difficilmente si può capire se non la si vive da dentro. Un percorso iniziato a settembre con dozzine di mail inviate, di lettere spedite, di iniziative proposte, di zoppicanti traduzioni tentate. Ho cercato di rubare con lo sguardo e di immagazzinare tutti gli insegnamenti da chi questo Convegno lo organizza da decenni con una passione smisurata e un attaccamento invidiabile, che sorpassano gli innumerevoli ostacoli che si susseguono quando si lavora a una manifestazione culturale del genere. Non è stato per niente facile l'inserimento in un ingranaggio che funziona, rodato e oliato.
Relazionarsi con rognose ma prestigiose istituzioni e Ambasciate e contribuire all'organizzazione degli eventi collaterali, l'impresa più ardua. Ma ogni qual volta lo spiraglio si allargava, si spalancavano un mare di soddisfazioni e di possibilità. Durante il nostro lavoro, che ancora, a pochi giorni di distanza dai nastri di partenza, non si è arrestato, si sono interfacciati accademici, tirocinanti, studenti, bambini urlanti addolciti da letture ad alta voce e adolescenti desiderosi di conoscere la nascita della cultura erotica Mochica. Una curiosità diffusa spalmata sugli occhi increduli nel vedere un qualcosa di nuovo, di diverso, di affascinante. Un frizzante e a tratti confusionario andirivieni di ragazzi. Sapere che quello per cui si sta lavorando può toccare o smuovere qualcosa nell'animo di un coetaneo è, indubbiamente, la soddisfazione più grande.
Quindi sì, i giovani sono appassionati di americanistica. Sono affascinati dagli scavi e dalle missioni in Messico, dalle civiltà precolombiane, dall'urbanistica dei Maya, dalle allegorie animalesche e primordiali, dalle condizioni di vita delle popolazioni indigene. E, come dimostra il successo che sta riscontrando Encuentro, sono appassionati anche di letteratura e di lingua spagnola. Partire dai libri per analizzare criticamente una realtà frammentata e sconnessa, attraverso le parole dei grandi autori che non possono non offrire gli spunti necessari per farci interrogare sulla contemporaneità.
Un'avventura che ha lasciato un solco profondo nel cuore di chi scrive. Tra sorrisi e delusioni, tra enormi soddisfazioni e l'incertezza di un futuro tutt'altro che delineato.
Quando durante la nostra riunione di redazione si è palesata la possibilità di scrivere questo articolo non nego che mi sono venuti diversi dubbi. Ma raccontare, soprattutto per noi ragazzi, è importante. Perché solo raccontando possiamo trasmettere la bellezza di ciò che viene realizzato. Vi attendiamo, dunque, per un maggio dalle tinte ispano-americane, un maggio vivo, un maggio di relazioni sociali e di sorrisi, un maggio di libri e di cultura.
Gioele Tartocchi





