Un ritratto a inchiostro: ildavetattoo e la tecnica handpoke

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Data:

16 Aprile 2026

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Davide è solare, rispettoso e convincente. Il suo sorriso contagioso. Lo studio dove esercita – Red Maple Tattoo, Ponte San Giovanni – è tappezzato da schizzi di tatuaggi di ogni stile. Alla nostra sinistra, una vecchia Vespa arrugginita si appoggia contro la parete. Davanti, un immenso tavolo rosso da biliardo. In fondo, le stanze creative e le postazioni di lavoro.
Ci sediamo sul divano vicino all'ingresso e lì inizia a raccontarmi la sua storia.

Davide – in arte ildavetattoo – ha 37 anni ed è nato a Taranto. Da 17 vive a Perugia, per cui ormai si considera perugino d'adozione. Dopo aver frequentato il liceo linguistico e l'alberghiero, si diploma in agraria. Il mondo artistico, però, è sempre stato per lui come una calamita, e lo ha potuto sperimentare per la prima volta lavorando come arredatore di interni. Ma arriva poi la pandemia, e tutto cambia. Una mai sopita passione per il disegno e per la composizione lo travolge. Una mattina, durante il lockdown, mi racconta di aver disegnato per cinque ore senza aver mai alzato lo sguardo. Si sente finalmente libero e completo.
Il giorno dopo ci riprova e le sensazioni sono le stesse. Da quel momento decide cosa fare nella sua vita. Nel 2021 ottiene l'abilitazione e diventa tatuatore.

"A volte penso di aver iniziato troppo tardi, negli anni '90 il concept era diverso: i marinai entravano, prendevano un caffè e decidevano al momento di farsi tatuare. Era, come si direbbe oggi, molto più 'street'. Tuttavia, ricordo a me stesso che non si è mai veramente in ritardo per fare quello che ci piace". Mentre Davide parla, sbircio alcuni dei suoi tatuaggi e invidio il tentacolo di polpo che striscia sul suo avambraccio sinistro. La tecnica che lo differenzia nel suo settore e che gli permette di distinguersi in un mercato saturo si chiama handpoke. "L'handpoke", spiega Davide, "è un modo diverso di tatuare, potremmo dire quasi ancestrale. Il tatuaggio viene fatto senza adoperare la macchinetta, usando unicamente ago e inchiostro, punto per punto. Non c'è quindi alcun mezzo intermedio: soltanto la mano del tatuatore, l'ago e la pelle di chi si tatua".

Guarigione più veloce – il trauma è minore sulla cute senza l'utilizzo della macchinetta –, effetto scuro e duraturo una volta guarito e risultato minimalista ma autentico sono alcuni dei vantaggi garantiti dall'handpoke. L'impatto finale è quello dell'estetica dotwork, e solo avvicinandosi al pezzo si scorgono i singoli puntini abbracciati nel loro insieme. "Il puntinismo è una delle correnti che mi hanno influenzato di più e che mi hanno fatto scegliere questa metodologia. Autori come Seurat e Signac hanno lasciato un profondo solco". Non a caso, la sua tesina per l'abilitazione l'ha dedicata a Jerry Wilkerson, maestro nella rappresentazione pittorica puntinistica. 

"Ad oggi, siamo pochi a livello nazionale a impiegare il metodo handpoke. Ciò ha influito sulla mia specializzazione in qualcosa di diverso che si distinguesse dalla massa. C'è sicuramente bisogno di educare soprattutto i ragazzi a questo stile, su cui pesa lo stigma dell'assenza della macchinetta". Tra le tante nozioni interessanti che elenca, una in particolare mi sorprende: l'handpoke è tra le rare tecniche che permettono anche a chi ha problemi di coagulazione del sangue di fare un tatuaggio. Il tutto valorizzato da una sensazione indolore e silenziosa: il fastidio e il voltaggio della macchinetta sono, infatti, inesistenti. "Il mio scopo", prosegue Davide, agguerrito, "è raggiungere un livello sempre più alto e sponsorizzare uno stile che permette di ottenere un effetto ottico estremamente valido, preciso e organizzato".

Angelina D., (sugarangeltattoo, direttamente dalla Russia), Sharon Genchi (sharry.ink, barese) e Silvia Placenta (silvia_manomorta, bergamasca) sono tra i punti di riferimento del linguaggio artistico di Davide, il quale ha avuto la possibilità di interfacciarsi con queste professioniste per chiedere informazioni sulla tecnica: tipo di aghi, inchiostro, tempistiche e praticità. Da lì, una traiettoria esclusivamente basata sull'autodidattismo. "Ho imparato a lavorare in questo modo da solo", mi rivela con un pizzico di orgoglio, "ricevendo anche delle critiche. Si cresce guardando e toccando con mano ciò di cui ci occupiamo, soprattutto in un'arte come la nostra che va coltivata e annaffiata per arricchire quel bagaglio di esperienze che ci portiamo dietro durante ogni seduta".

Handpoke is not a crime è l'hashtag che Davide usa, soprattutto via social, per promuovere e sensibilizzare questa procedura. "Ho ripreso la frase dal celebre slogan di fine anni '80 Skateboarding is not a crime, che difendeva l'utilizzo dello skateboard. Allo stesso modo cerco di proteggere il mio stile e di farmi conoscere, perché alla fine tutto sfocia in quel tacito accordo di fiducia reciproca e di responsabilità che si instaura tra il tatuatore e il cliente".

Quando stiamo per finire l'intervista, e gli chiedo cosa si aspetta dal futuro, percepisco la tenacia e la grinta che lo hanno spinto in questo percorso agli albori ma che sta già dando i suoi frutti. "Lavoro anche come cameriere per poter coltivare il mio sogno. Quando tatuo mi sento un'altra persona. L'obiettivo è affermarsi e distinguersi sempre più, partecipando alle convention e continuando a fare i tour come special guest negli studi di tutta Italia. Passo dopo passo, disegno dopo disegno, ma sempre tenendo i piedi ben saldi a terra".Gioele Tartocchi

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Ultimo aggiornamento: 16/04/2026, 15:46

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