Nicola Pressi aka Cane Sulla Luna. Una storia lunga vent’anni tra palchi e realtà

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Data:

10 Marzo 2026

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Capita spesso di fermarsi a respirare, quando si ha un momento no, o quando si ha bisogno di riprendere in mano la propria vita. Solitamente questi momenti sono accompagnati da una colonna sonora importante. Un colpo di fortuna, una casualità, la chiamano “serendipity”, eppure esiste: alla prima di uno spettacolo teatrale, dove il pubblico e gli artisti erano entrambi sul palcoscenico, il pianoforte inizia a danzare, una voce forte, limpida e melodiosa inizia a cantare, eccolo lì, Cane sulla Luna. Un ragazzo singolare, con la coppola in testa, una giacca rigorosamente nera che sa di rock, e l’intero teatro che risuona le sue parole. Questo è stato il primo incontro. Scopriamo Nicola casualmente, e tempo dopo siamo qui, in un insolito bar, a raccontarci dei suoi primi passi e del suo futuro. Nicola Pressi, classe ’86, nasce a Terni e dopo essersi diplomato allo scientifico si laurea in Ingegneria Gestionale, poi il conservatorio, poi il Saint Louis, il Master a Londra, il rientro in Italia, e ancora la Lizard a Firenze, il trasferimento a Roma e poi di nuovo Terni per stabilizzarsi con la sua compagna, e suo figlio nelle campagne narnesi, in connessione con la natura ma anche con le sue radici. 

Piccolissimo, a 5 anni, Nicola scopre la musica, “ero molto piccolo, giocavo nella casa dei miei genitori, con i miei parenti, in casa c’erano molti dischi, i classici, italiani e stranieri, io li prendevo, vedevo le foto, e volevo essere come loro... allora ricordo che avevo questa racchetta da tennis giocattolo, la prendo, e inizio a girare per la casa con questa racchetta a mo’ di chitarra, e ricordo che mia madre si girò verso mio padre e disse ‘è ora, forse dobbiamo comprargli una chitarra’ e questa fu la mia prima esperienza che ricordo di me e della musica”. 

Quando aveva vent’anni, all’università, ha iniziato a suonare e ha formato la prima band, spinto da due grandi amici e guide, il primo Cristiano, artista visivo, con il quale poi collaborerà in futuro, e il secondo, Paolo, che diventa il suo primo chitarrista; Nicola, che veniva dalla chitarra classica, approda all’acustica e all’elettrica e in quell’occasione inizia a scoprire anche la sua voce. Quindi i primi live, i primi gruppi, Lapsus, Tweed dove rimane per quattro anni, che fungono da trampolino di lancio, poi ancora i Taxi12, la sua prima e unica cover band, e poi arriva Roma, una città che lo rapisce e che segna il suo periodo più florido con Il Branco (Francesco Gambini, Leonardo Pressi), una parentesi musicale che si interromperà nel ’19. Contemporaneamente non rinuncia a esplorare nei generi e fra i generi, con i progetti Time Zero e Sar:co si concentra sulla musica elettronica, e inizia a girare non solo per l’Italia ma anche all’estero; tra i ventitré e i ventisei anni con The Right Words of Confucio (insieme ad Alessandro Persi) parte in tournée e tra tutti i progetti colleziona dal 2016 al 2018 circa 360 date nazionali e internazionali. 

Con il Covid nel 2020 affronta la sua prima vera pausa con Il Branco e inizia a dedicarsi a un altro progetto, che prima (fondato insieme a Cristiano Carotti e Leonardo Luciani) era performativo, e ora entra nel pieno cantautorato. Il progetto, come ben sappiamo, porta il nome di Cane sulla Luna: “Ricordo che Cane sulla Luna è nato da un gioco, da una voglia di stare insieme, sperimentare e creare atmosfere non usuali, e così i primi passi di Cane sono emersi come arte performativa, che man mano si è trasformata in cantautorato. Cane esiste in questa forma ormai da quasi cinque anni ed è stato un periodo in cui ho riscoperto chi fossi e dove porre l’accento su cosa mi premeva dire, avevo bisogno di far uscire la mia voce insieme al mio pensiero”. 

E se sul palco Cane sulla Luna conquistava palchi tra nord e sud, nella vita reale Nicola si occupa anche e soprattutto di cultura e sociale, tra attivismo e volontariato; si interessa di cinema, teatro, fotografia e scrive progetti culturali per diversi enti italiani ed europei. Con sguardo attento a tante tematiche e dinamiche sociali, il suo lavoro gravita intorno a temi come l’adolescenza di ragazzi difficili, l’accoglienza di persone migranti, la disabilità, la violenza di genere, la disparità di genere, e il bullismo. Queste tematiche lo hanno portato poi ad attraversare contesti non solo in cui transitare, ma in cui restare, come la grande famiglia Arci. 

Tornando al progetto cantautorale, con Cane sulla Luna Nicola ha iniziato a muovere dei passi nel mondo discografico, con produzioni musicali importanti, ha vinto numerosi premi autoriali, e negli ultimi anni, tra il 2023 e il 2024, ha portato in scena 35 date nei club e teatri.

Entriamo in profondità e chiediamo quali sono i temi fondamentali che inserisce nella sua scrittura. 

“I temi sono principalmente due, e sono un po’ gli assi portanti della mia vita, due poli che spesso non si incontrano nella stessa canzone, ma che sicuramente esistono e resistono su due binari paralleli: la famiglia e la denuncia sociale. Il primo è l’elemento che tiene in piedi il mio essere padre, ma anche figlio, fratello, è una dimensione che ho scoperto con Cane sulla Luna e che porto avanti da qualche anno, una sensazione di intimità ritrovata, di amore per gli altri, casa, familiarità, di spazi piccoli ma comodi, che trova senso solo nell’idea di famiglia che negli anni ho costruito, Dall’altra parte la denuncia sociale, la voglia di fare la rivoluzione. La rivoluzione non manca mai, è essenziale e intima allo stesso tempo, ma credo sia una voce che vuole sempre essere ascoltata e grida, e non posso trascurarla. Una rivoluzione un po’ punk, mi piace chiamarla. La scrittura è un processo di cui sono fiero; la ricetta per scrivere bene non ce l’ho, ma sicuramente la calma, gli amici, e il tempo per fermarsi a riflettere, pensare e suonare aiutano molto il processo…. se c’è un ‘good sound’ ci sarà sicuramente un ‘good timing’”. 

Sicuramente non sono mancati i momenti no; Nicola si confida sulle difficoltà di “esistere” nel jet set musicale nazionale: non è un ambiente facile e le vette delle classifiche, i ritmi imperanti delle case discografiche, il tour, la promozione rischiano di farti perdere il motivo per cui lo fai. Si confessa e ci dice che “a un certo momento ho pensato: con questo disco sicuramente ce la faccio… e poi, grazie a dio che non è successo”, perché un mondo così ti prende e ti scava dentro. Conosco bene quel mondo, ma non ho il fisico, né la postura”. 

Ad oggi Cane sulla Luna è un giovane papà, umbro, radicato nel sociale e che sfida le regole dell’algoritmo con la sua presenza nella vita di tutti i giorni, che, ci svela, è in realtà il segreto del nostro tempo. 

Ci congediamo dall’intervista e mi sembra di sentire in lontananza l’eco della sua musica, sperando che, dopo una pausa ben spesa a scrivere, creare, raccontare, tra studio e sala prove e con una nuova strutturazione del progetto, si possa finalmente ascoltare qualcosa di fresco che bolle in pentola, magari in estate, o magari, chissà, anche prima. 

Marta Carlini

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Ultimo aggiornamento: 10/03/2026, 11:48

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