Descrizione
Il cinema è la forma d’arte più completa e più innovativa, è la settima arte. Tutti siamo andati almeno una volta a vedere un film al cinema, ma quanti possono dire di sapere come si fa un film?
Possiamo dire che un film ci piace o non ci piace, che è un capolavoro oppure che è scritto male, possiamo amare un personaggio oppure odiarlo, possiamo affezionarci a un attore e guardare tutto quello che ha fatto e poi magari scoprire che nella vita reale non è come ce lo immaginavamo e rimanere delusi a causa di aspettative ideali non soddisfatte. Possiamo apprezzare un regista per il suo stile e attendere anni per una sua prossima uscita.
Ma cosa c’è dietro? Chi lavora dietro le quinte di un film? Noi vediamo gli attori e le attrici sullo schermo, vediamo solamente il risultato finale di un processo che può durare anni, ma cosa e chi rende possibile tutto questo?
Giulia Riccardizi ha 36 anni, è nata a Tavernelle e ha studiato a Perugia. Ha iniziato facendo 3 anni di Biologia all’università, poi ha cambiato completamente e si è trasferita all’Accademia del Cinema di Bologna dopo aver visto, per puro caso, una pubblicità del corso. Oggi Giulia è una truccatrice, ama il suo lavoro perché le permette di creare un personaggio partendo da una persona, “modificare” l’attore per renderlo qualcun altro ma pur sempre col suo viso. Ma all’inizio non era convinta. Ha lasciato la sua regione e i suoi studi per qualcosa che non era (ancora, almeno) un sogno, era più una speranza che la sua scelta potesse rivelarsi buona, non giusta, ma che potesse darle ciò di cui aveva bisogno in quel momento. E così è stato. Dopo Bologna, si è spostata a Roma per frequentare un corso di effetti speciali. Nel 2014 ha iniziato ad avere le sue prime piccole parti in alcuni film e nel 2017 il suo lavoro si è stabilizzato.
Il trucco cinematografico è molto diverso da quello tradizionale, deve essere molto resistente, sia nel tempo, dato che le ore sul set possono essere molte durante la giornata, che all’eventuale sudorazione e all’intensa illuminazione; e molto coprente per non mostrare imperfezioni che altrimenti la macchina da presa evidenzierebbe. Si fa, quindi, uso di prodotti waterproof, spray e fissatori. Mentre il trucco cosiddetto “normale” ha solitamente il fine di valorizzare il viso e renderlo più armonico, quello cinematografico punta a creare personaggi e far trasparire storie. Non ha, quindi, il fine di rendere l’attore più “bello” ma di renderlo più vero per ciò che il personaggio deve raccontare. Spesso si utilizzano piccoli effetti speciali per ricreare ferite, cicatrici o per simulare l’invecchiamento. Il truccatore, quindi, è alla continua ricerca di tecniche e stili adeguati al tempo e al luogo del film.
Pensi che chi lavora nella parte tecnica dovrebbe ricevere maggior considerazione da parte degli spettatori? O va bene rimanere un po’ nell’ombra?
“A me non disturba. Non lavoro per la gloria, lavoro perché mi piace ciò che faccio. Penso che sia giusto e normale che siano gli attori e i registi, in secondo luogo, a finire sotto i riflettori, ma sarebbe bello se anche noi fossimo trattati col rispetto e il riguardo che viene rivolto a loro. Il cinema è un ambiente molto gerarchico, non è facile di base ma non si prova nemmeno a renderlo più accessibile e sereno. Non mi interessa la visibilità, ma penso che la gente sarebbe molto interessata a sapere come si realizza un film e cosa c’è dietro”.
Giulia Odoardi è una location manager originaria di Città di Castello che lavora per produzioni internazionali e americane. “Mi pento un po’ di aver lavorato così tanto in grandi progetti americani e non in progetti magari più piccoli ma più significativi”, dichiara.
Il suo è un lavoro stimolante e dinamico ma anche faticoso, bisogna essere appassionati per gestirlo al meglio. Comprende l’analisi della sceneggiatura e la successiva ricerca (scouting) delle location basandosi sulle esigenze stilistiche, artistiche, temporali e produttive dell’ambientazione del film; l’effettuazione di sopralluoghi per verificare quale opzione sia la più idonea e adeguata; la stipulazione di accordi contrattuali con i proprietari o responsabili delle varie location, la richiesta di permessi legali e la gestione logistica; l’organizzazione delle riprese, coordinando e vigilando sulla sicurezza del lavoro e garantendo il più basso impatto possibile con l’ambiente circostante; e per ultimo l'esaminazione del luogo, dopo la fine delle riprese, per assicurarsi che sia tutto com’è stato trovato.
“Il cinema è un mondo enorme ma la porta d’ingresso è piccina”, sostiene Giulia. La cosa più importante se si vuole lavorare nel cinema oggi è crearsi delle reti di conoscenze. I percorsi possono essere vari, ma quello accademico è il migliore perché funge da trampolino di lancio e passepartout per il cinema nazionale o internazionale. Esistono anche percorsi non convenzionali che con determinazione e un po’ di fortuna possono portare allo stesso risultato.
“Lo scopo del cinema non è essere visti o conosciuti, tuttavia sarei molto felice di introdurre nelle scuole e nella quotidianità la cultura del ‘fare film’, le giornate infinite di lavoro sul set e il backstage di una produzione. Il cinema”, continua, “dovrebbe produrre film di qualità, non promuovere le immagini delle celebrità per pubblicizzare e commercializzare l’opera (star system), perché se io vado al cinema, voglio vedere il film non gli attori”.
Spesso, gli attori famosi vengono idolatrati, deumanizzati e considerati irraggiungibili, dimenticando che sono persone. Elevare personaggi pubblici permette di avere un metro di paragone e qualcosa a cui aspirare, ma questo fenomeno distorce la percezione della realtà. E i media non fanno altro che accrescere questa illusione collettiva.
L’attore, però, dovrebbe essere colui che interpreta un personaggio, quindi perché siamo più interessati alla vita dell’attore che alla vita del personaggio?
Giulia Angelica Belardinelli





