Descrizione
Nell’agosto di quest’anno la presidente del Consiglio Giorgia Meloni annunciava dal palco della campagna elettorale marchigiana l’intenzione del governo di inserire le regioni Marche e Umbria nella Zona Economica Speciale unica del Mezzogiorno (ZES). Alla metà di ottobre il comitato parlamentare competente approvava questo disegno legge dando corpo a questa promessa. La presidente della Regione Proietti, di segno politico opposto alla premier, ha da subito espresso la propria soddisfazione per questa decisione, affermando come in questo modo si aprano grandi opportunità per la crescita della regione da lei presieduta.
Ma in cosa consiste la ZES e, soprattutto, cosa significa questo per la fascia più giovane della cittadinanza?
L’istituzione di una ZES in un territorio di cui si vuole favorire lo sviluppo è uno strumento ampiamente utilizzato nel mondo. Esempi mirabili sono lo sviluppo delle città della costa cinese, fra tutte Shenzhen, passata in pochi decenni da povero villaggio di pescatori a megalopoli futuristica. In Europa fanno scuola gli esempi di Shannon in Irlanda, capace di rendere un piccolo isolotto nei pressi dell’aeroporto di Dublino la sede europea delle principali multinazionali mondiali e costruendo così un vero e proprio miracolo economico, e delle zone economiche speciali polacche, centrali nello sviluppo postsovietico del Paese.
In Italia l’uso delle ZES arriva tardi, le prime vengono introdotte nel 2017 per dare impulso allo sviluppo di alcune aree, per lo più portuali e retro portuali nel Sud Italia. Si tratta di piccole aree in cui viene snellito l’iter burocratico per la concessione delle autorizzazioni a installare attività produttive e vengono concesse agevolazioni fiscali per chi vi investe. Per ogni ZES regionale si prevedeva la nomina di commissari che sarebbe stati a capo di una struttura amministrativa ad hoc della zona. L’attuazione è tuttavia molto lenta e solo nel 2021 vengono nominati i primi commissari. Dal primo gennaio 2024 queste ZES regionali vengono ampliate e unificate fino a comprendere tutto il territorio di Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna. In questo nodo si elimina la frammentazione territoriale che si era creata e si massimizza l’impatto competitivo dell’iniziativa, anche sfruttando le peculiarità dei processi di ristrutturazione delle catene globali del valore in atto (friendshoring e nearshoring). La ZES unica del Meridione così formata permette a qualunque azienda decida di investire su questi territori di poterlo fare tramite richiesta presso lo Sportello Unico Digitale di una Autorizzazione Unica e di accedere nello stesso momento al credito d’imposta sugli investimenti che vengono fatti. Gli incentivi economici non si limitano a interessare unicamente gli investimenti sostenuti ma si estendono anche alle assunzioni di nuovo personale. Ad avvantaggiarsene sono soprattutto i giovani i quali, fino ai 35 anni, permettono alle aziende che li assumono di usufruire di uno sconto del 100% sui contributi previdenziali (fino da un massimo di 650 euro al mese).
Diventa chiaro quindi come l’allargamento della ZES all’Umbria e alle Marche può aprire un orizzonte di opportunità a un territorio che ha subito una crisi lunga vent’anni. La realtà infatti racconta di una regione che non ha ancora recuperato i livelli di sviluppo raggiunti prima della crisi del 2008, piagata dalla deindustrializzazione, un ritardo tecnologico dovuto a una carenza di investimenti e dal sotto dimensionamento delle sue aziende. Con un PIL (prodotto interno lordo) pro capite decisamente più vicino ai livelli del Meridione rispetto a quelli delle regioni del Nord. Tramite la semplificazione burocratica e gli incentivi economici portati dalla ZES quello che si desidera è attrarre investimenti diretti esteri (IDE) e stimolare la crescita di quelli nativi. L’aumento degli investimenti comporterebbe un automatico aumento dell’occupazione, che, tenendo conto dei bassi livelli disoccupazione, favorirebbe l’aumento dei salari. Molti studi evidenziano inoltre come una crescita degli investimenti diretti esteri comporti una crescita di posti di lavoro ad alta specializzazione e alto salario. Un ulteriore caratteristica positiva legata alla crescita degli IDE è legata all’introduzione e propagazione delle nuove tecnologie nel tessuto industriale locale.
Benché non ci siano ancora studi approfonditi sull’impatto specifico avuto dalla ZES unica del Meridione sul mercato del lavoro giovanile del Sud Italia è comunque il caso di notare come da anni le regioni interessate dalla ZES abbiano trainato la crescita generale dell’occupazione in Italia, crescendo a tassi mediamente doppi rispetto alle regioni del Nord.
Quello su cui tutti gli studi concordano è che condizione necessaria per massimizzare gli effetti delle ZES è una ottima infrastrutturazione del territorio, ovvero che sia facilmente connesso con i mercati globali. E su questo c’è del lavoro da fare.
Lorenzo Malagigi





