Attimi di vitalità

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Il Palio e la gioventù bastiola

Data:

06 Ottobre 2025

Tempo di lettura:

Palio Bastia

Descrizione

Esempio da manuale di paese dormitorio, Bastia Umbra ogni anno viene attraversata da un sussulto di vitalità in un periodo di solito accompagnato dalla malinconia: la fine dell’estate. In una rara espressione di concordia ogni bastiolo ammetterà, tra l’eccitato e lo scocciato, che settembre è un mese speciale, ribadendo in questo modo l’importanza condivisa di un momento di aggregazione.

Da 63 anni questo momento è il Palio de San Michele, manifestazione cittadina che nel piccolo comune ha raggiunto uno status di ineluttabilità proprio dello scorrere delle stagioni. Ad aprile tornano le rondini, a settembre c’è il Palio. Solo il terremoto del 1997 e il Covid sono riusciti ad alterare, ma solo parzialmente, questo ciclico rituale. Il Palio, seppure in forma ridotta, si è comunque celebrato, come d’altronde è stato per il Natale e per la Pasqua. 

Il radicamento di questa tradizione nel tessuto sociale di una cittadina altrimenti disomogenea sta nell’ampia mobilitazione delle forze giovanili nella manifestazione. Fin da bambini i giovani vengono socializzati all’interno del Palio attraverso la scuola e le famiglie. Molte sono le occasioni ufficiali e informali attraverso cui questo accade, non solo a settembre ma lungo tutto l’anno. La centralità dei giovani nella manifestazione è dovuta alle necessità pratiche di un evento che si nutre di creatività e spirito d’iniziativa, necessari per sostenere e sviluppare una macchina che ha raggiunto da anni elevati standard artistici e culturali. 

Questo è quanto mai evidente nelle quattro sfilate dei rioni, una delle tre componenti principali del Palio insieme ai giochi e alla lizza, decisamente la più complessa da mettere a punto. Nate inizialmente come delle vere e proprie sfilate di rimorchi decorati trainati da trattori, i famigerati carri, da qui il nome, nel tempo sono evolute gradualmente in delle vere e proprie rappresentazioni teatrali in piazza comprensive di balletti, costumi, scenografie e macchinari di scena con centinaia di persone coinvolte e tutti gli anni inedite. Uno sforzo creativo che viene riconosciuto e giudicato da una giuria tecnica terza capitanata da esperti del calibro, fra gli altri, di Beppe Vessicchio.

La costruzione delle sfilate in genere inizia dalla messa in scena della sfilata precedente. I copioni vengono scritti e scelti in accese assemblee rionali durante l’anno. Ma è dal fine settimana successivo a Ferragosto che entra in azione quell’esercito di volontari che cucendo, pitturando, segando, sfrullinando, saldando, recitando e ideando coreografie di ballo permettono di rendere realtà quello che nei mesi prima si era immaginato. 

Necessari per il momento creativo sono i piazzali dei Rioni. Insieme luogo fisico e sociale, sono il vero fulcro del Palio. E qui si svolge la vita del rione, dal lavoro alle birrette alle partite a carte a tarda notte, mentre nei fine settimana si organizzano serate a tema, sempre vario ma mai sobrio. Per un mese e mezzo questi sono i luoghi che plasmano l’identità dei rionali, costruendo reti di relazioni altrimenti impossibili e raggiungendo l’obiettivo che l’ideatore della manifestazione, Don Luigi Toppetti, storico parroco cittadino, ha imposto al Palio: costruire una comunità coesa in un paese interessato da una fortissima immigrazione dai territori circostanti dovuta all’industrializzazione poderosa. Ieri il diverso erano i bettonesi, oggi l’orizzonte si è ampliato ma la missione è la stessa.

L’arrivo del 19 di settembre, data dell’inizio ufficiale della manifestazione con la città che come per magia si trasforma in una tavolozza di quattro colori, viene vissuto dai rionali con un misto di aspettativa e malinconia. Per tutti gli altri cittadini questi undici giorni rappresentano una corta parentesi di vitalità nel tessuto cittadino, fra strade piene di pedoni, locali affollati e musica fino al mattino nelle taverne rionali. La frenesia cresce di sera in sera, di notte in notte, fra scarpe che si consumano muovendosi fra le taverne, voci che si perdono nel tifo, sobrietà che viene dimenticata e cornetti alle luci dell’alba. La notte del 28 e il verdetto finale arrivano in un sospiro come di sollievo per i rionali che bramano una bella dormita. Il sonno però torna inesorabile ogni primo di ottobre, facendo rimpiangere la frenesia dei giorni passati e lasciando tutti a chiedersi: perché non c’è vita all’infuori del Palio?

Lorenzo Malagigi

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Ultimo aggiornamento: 06/10/2025, 15:11

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