Descrizione
È tornato a Terni il Festival (R)Esistenze femministe, una kermesse di più giorni a cavallo dell’8 marzo che ha visto come protagonista il dialogo tra la realtà di Terni Donne e le associazioni culturali e di promozione sociale che ruotano attorno alla cittadina. Il festival è alla sua seconda edizione, replicando il format dello scorso anno ma ampliando le date, e - ha dichiarato Paola Gigante, presidente di Terni Donne - “se ne avremo la possibilità, l’anno prossimo il programma sarà ancora più ricco, con due settimane belle piene”.
Dal 7 al 16 marzo tanti nomi e personalità hanno abitato i locali della Casa Delle Donne, in via Aminale 20/22. Il fil rouge che ha unito i panel del festival è stato sicuramente la narrazione delle resistenze e delle esistenze femministe in un’ottica intersezionale e trans-inclusiva: interventi come quello di Oria Gargano (Be Free) sul contrasto alla violenza di genere e quello di Lea Melandri con un dialogo irriverente sul suo libro Amore e violenza hanno animato i locali della Casa, ma non solo.
Gli eventi organizzati alla Casa Delle Donne hanno visto protagonista la rilettura della dimensione collettiva e sociale a partire dal contrasto alla cultura patriarcale e in un’ottica di genere, strizzando l’occhio ai protagonisti non dichiarati di questa kermesse, i giovani studenti e studentesse del territorio.
Si pensi agli eventi di “Lettura ad Alta voce” per i giovanissimi, a cura dell’associazione il Pettirosso, per agevolare i più piccoli nell’ingresso in società attraverso i racconti di fiabe e storie in accordo con la visione ampia e intersezionale della realtà di Terni Donne.
Nella mattina di sabato 15 marzo si è svolto un incontro dedicato agli studenti e alle studentesse delle scuole secondarie di primo e secondo grado, aprendo le porte della casa a chiunque volesse ascoltare il potere che le parole hanno per cambiare il mondo. “Amare la scuola e la grammatica per cambiare il mondo” il titolo del panel, una mattinata dedicata a comprendere il ruolo della parola nella grammatica italiana e a riscoprire il valore della scuola pubblica con riflessioni di stampo storico-culturale e socio-linguistico.
Vera Gheno e Vanessa Roghi hanno condotto il dialogo partendo dai loro libri Grammamanti e Voi siete il fuoco per dare il la a una discussione partecipante sul ruolo delle parole e l’uso che il linguaggio ha avuto nel corso dei secoli a seconda di chi fosse l’interlocutore, del panorama culturale e dei contesti politici, ma soprattutto come sia importante per dei ragazzi e delle ragazze in formazione l'uso post-moderno del linguaggio ampio che entrambe portano avanti nei loro studi e pensieri da anni. Le autrici, note per una metodologia accattivante, hanno acceso scintille di speranza tra i giovani ragazzi e ragazze in una lectio magistrale suis generis, dando loro modo modo di riflettere con esempi pratici e laboratoriali su come il linguaggio influisca sulle relazioni, siano esse formali o informali, e sulla costruzione dell’identità. La platea ha in seguito potuto ragionare su come in realtà, a discapito di quello che si possa pensare, la scuola sia la maggiore fautrice di questa riproduzione di diseguaglianze e stereotipi che possono e devono essere abbattuti per non ledere la libertà delle altre persone. La discussione si è conclusa con un esempio teatrale della riproduzione del linguaggio storicamente sessista, attraverso un simpatico siparietto tra alcune alunne delle classi liceali e le due autrici, lasciando il pubblico a riflettere ulteriormente su quanto le parole sbagliate possano aprire ferite a seconda delle persone coinvolte nel dialogo, per provare a imparare come si possa chiacchierare “senza farsi troppo male”.
Il festival si è poi concluso nella giornata di domenica 16 marzo con le installazioni del Progetto Mandela, collettivo artistico ternano, per l’occasione tutto al femminile, che mette da sempre al centro l’attività artistica, fotografica, poetica, performativa e teatrale di giovani under30 per dar loro un luogo di espressione e una forma di condivisione nei confronti della cittadinanza.
Marta Carlini





